I rettori di Aquis: la situazione è insostenibile

Inviato da Redazione Ustation il 03 novembre 2009

La nuova riforma dell'Università firmata Gelmini non smette di far discutere.
E mentre prosegue la nostra campagna per raccogliere le vostre domande (che ci potete inviare via mail a redazione@ustation.it o come commento a questo post) e video-domande (da caricare sul portale nella categoria "domande alla Gelmini") che gireremo direttamente al ministro, ecco il testo di un appello al Presidente della Repubblica, al Governo, al Parlamento per salvare il sistema delle Università pubbliche in Italia e per non uscire definitivamente dall'area europea della formazione superiore lanciato dall'Aquis, associazione di alcune università italiane per la qualità della formazione universitaria.

"I Rettori delle Università aderenti ad AQUIS, dichiarano che, a seguito dei provvedimenti governativi varati con la manovra economica dello scorso anno e con gli atti normativi susseguenti, fino ad ora mai modificati con successivi provvedimenti legislativi e quindi vigenti a tutti gli effetti, gli atenei italiani si trovano di fronte ad una situazione insostenibile e considerano necessario parlare con chiarezza all'opinione pubblica del Paese, oltre che alle forze politiche e di Governo ed al Parlamento;

- ricordano che essi, pur respingendo le accuse strumentalmente lanciate negli ultimi mesi con sempre maggior frequenza contro le università italiane in modo generico e generalizzato, hanno sempre riconosciuto la necessità di un intervento riformatore in grado di incidere in modo radicale sul sistema, finalizzato alla effettiva valorizzazione del merito e della qualità, concordando sugli obiettivi dichiarati in tale medesima direzione dal Ministro competente;

- esprimono il loro apprezzamento per la volontà dimostrata dal Ministro, con la presentazione del DDL al Consiglio dei Ministri della scorsa settimana, di realizzare un simile intervento toccando nodi irrisolti con proposte in buona parte condivisibili, che andranno ora finalmente discusse nel dettaglio in sedi pubbliche ed istituzionali, non solo a livello parlamentare ma anche negli atenei, così da giungere a posizioni il più possibile condivise anche sui temi rispetto ai quali meno persuasive paiono le soluzioni individuate nel DDL;

- confermano quindi la disponibilità e l'intenzione ad impegnarsi in una discussione serena priva di pregiudiziali e costruttivamente critica rispetto al DDL presentato, ma giudicano realizzabile l'intervento riformatore solo a condizione che esso sia finanziariamente sostenibile, e quindi contestualizzato in un quadro di radicale revisione della manovra economica delle scorso anno;

- rilevano come la politica di tagli indiscriminati del finanziamento pubblico per l'università sia in evidente e vistosa controtendenza rispetto a quanto avviene in questo momento storico nei Paesi europei a noi più vicini non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista storico-culturale e socio-economico, come Francia, Spagna e Repubblica Federale Tedesca, dove i Governi stanno realizzando azioni importanti di rifinanziamento "mirato" dei rispettivi sistemi universitari;

- sottolineano altresì come tale politica vanifichi di fatto l'impegno da tutti condiviso a introdurre forme di attribuzione con carattere premiale di parte dei fondi pubblici sulla base di una valutazione dei risultati, poiché se da un lato sarebbe ottimale l'attribuzione di tali fondi premiali con risorse aggiuntive a quelle sinora attribuite, non è in alcun modo pensabile poter realizzare operazioni di redistribuzione su base "qualitativa" con risorse pesantemente decrescenti. Una simile politica sull'università si configura pertanto nella fase attuale come gravemente contraddittoria, poiché proprio nel momento in cui chiede agli Atenei un maggiore impegno sul piano della qualità e la condivisione di logiche di tipo premiale con i necessari connessi interventi sanzionatori sul piano del finanziamento delle singole università, riduce nel contempo l'impegno del Paese per formazione superiore e ricerca attraverso pesanti riduzioni del finanziamento complessivo del sistema delle università pubbliche;

- ritengono non rinunciabile l'impegno dei docenti universitari nelle attività di ricerca, per svolgere le quali devono poter contare su Atenei in grado di garantire loro i necessari supporti per adempiere ai propri doveri istituzionali;


- evidenziano come non risulti tecnicamente realizzabile un'ipotesi di ulteriori riduzioni delle previsioni di uscite nei bilanci dei propri atenei al di là di una soglia di contrazione della spesa, costituita dalla irrinunciabile esigenza di adempimento dei propri compiti istituzionali che richiedono la garanzia di un livello minimo di serietà e qualità nella formazione dei propri studenti, al servizio dei quali si considerano;

- ricordano come nella relazione allegata al Documento di Programmazione Economico-finanziaria 2010-2013 presentato dal Governo il fabbisogno finanziario per le università per il 2010 sia stato quantificato in 815 milioni di euro, con l'aggiunta che tale intervento finanziario di sostegno dovrebbe essere accompagnato dalla esenzione (anche graduale) dell'IRAP per i costi del personale, che ammontano a circa 464 milioni di euro;

- avvertono pertanto che si troveranno nella necessità di presentare per il 2010 bilanci di previsione con deficit previsti e dichiarati di consistente entità, rispetto ai quali occorrerà predisporre piani di rientro pluriennali che obbligheranno ad una ulteriore contrazione della spesa distribuita sui bilanci dei prossimi anni;

- chiedono che, per la definizione di tali piani di rientro, siano negoziati da parte di ciascun Ateneo con il Ministero dell'economia e finanza, di intesa con il MIUR, "patti di stabilità" che tengano conto dell'impegno di ciascuna di essi ad adottare una responsabile politica di bilancio, nonché dell'impegno al raggiungimento di obiettivi concordati di miglioramento in termini di erogazione della didattica, di adozione di una politica organica di Ateneo per la ricerca, di riorganizzazione complessiva della gestione dei processi amministrativi;

- ribadiscono che solo con l'attribuzione di una compiuta autonomia, che affranchi da vincoli normativi rigidi e talora paralizzanti, agli Atenei che hanno sinora dimostrato responsabilità nelle scelte, si potranno avere università competitive a livello internazionale, a patto tuttavia di dare risorse necessarie; e ciò anche per quanto riguarda l'esigenza, senz'altro condivisa, di una razionalizzazione e qualificazione dell'offerta formativa, della quale gli atenei devono considerare la sostenibilità non solo sul piano economico ma anche su quello culturale, in riferimento alle specificità ed alle esigenze didattiche delle diverse tipologie di Facoltà;

- avvertono gli studenti e le loro famiglie che, in assenza di una correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle università, che riduca in modo consistente i tagli al fondo di finanziamento ordinario, sarà necessario per gli Atenei procedere a deliberare sensibili aumenti della contribuzione studentesca;

- si impegnano a spiegare con una lettera agli studenti ed alle loro famiglie in modo puntuale e dettagliato le motivazioni di tale scelta, tanto dolorosa e spiacevole quanto inevitabile ed obbligata".


I Rettori delle Università di:

Bologna
Chieti-Pescara
Della Calabria
Del Salento (Lecce)
Milano "Bicocca"
Modena e Reggio Emilia
Padova
Politecnica delle Marche
Politecnico di Milano
Politecnico di Torino
Roma "Tor Vergata"
Trento
Verona
Catania.


Commenti

LiuLiu

LiuLiu | 04 novembre 2009 ore 11:48
Ma perche' anche questi rettori non scendono in piazza?

 




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