Ecco cosa pensa l'Università della riforma Gelmini
Inviato da Redazione Ustation il 03 dicembre 2009
Il processo di riforma dell'Università, portato avanti dal ministro Mariastella Gelmini e prossimo a diventare operativo, ha suscitato un dibattito molto vivo e, spesso, dai toni aspri.
Noi di Ustation abbiamo raccolto tanti pareri (che trovate in questo post), idee, proposte e critiche all'idea di "nuova università" del Ministro, direttamente da chi l'Università la vive giornalmente: docenti, ricercatori, rettori e gli studenti, i fruitori finali di quel progetto di formazione culturale e professionale, punto cardine di un sistema universitario.
Dagli oltre 70 contributi, audio e video, che ci sono arrivati da moltissime realtà universitarie nazionali abbiamo cercato di riassumere il pensiero dei diversi protagonisti dell'Università pubblica italiana sui punti di forza e di debolezza del nuovo disegno di legge.
Tra i fattori positivi della riforma la maggioranza dei docenti intervistati intravede la scelta di aver affrontato i nodi del sistema universitario «in maniera uniforme - come conferma il professore Brandalise dell'università di Padova - non settoriale come è accaduto nei dibattiti degli anni passati». «Un tentativo - ribadisce il professore De Santo dell'università di Salerno - di affrontare tutti i problemi dell'Università ». Non ultimo, tra gli elementi definiti "positivi", il sistema di valutazione universitario. «Sistema di valutazione che, però - aggiunge la professoressa Gottardi dell'università di Verona - deve essere allargato a tutti i protagonisti del mondo accademico e basarsi su criteri ben specifici e non generali o generalisti».
E se per la maggior parte dei ricercatori intervistati il nuovo sistema di reclutamento rappresenta l'unico elemento positivo della nuova legge, per gli studenti, testo alla mano, è positiva la volontà di rendere più trasparente la gestione economica degli atenei e la valutazione che punti più sulla meritocrazia, abbandonando il vecchio sistema di baronie soprattutto nell'accesso alla professione di docente.
Valutazioni positive che, però, nascondono spesso lo scetticismo di fondo di chi, dopo aver letto belle parole nel testo, si chiede (e chiede al Ministro) se oltre la forma ci sarà anche la sostanza nell'applicazione di tali volontà.
Tra i punti negativi del disegno di legge la quasi totalità degli intervistati, di tutte le categorie, identifica il drastico taglio dei fondi. A tal proposito è esemplificativa la frase pronunciata dal professore Pioletti da Catania che dice: «Nel testo la frase più ricorrente è "senza oneri per lo Stato", e a costo zero si fa meno di zero. Un aspetto negativo collegato - continua Pioletti - alla riforma della governance dell'Università che, prevedendo nei consigli di amministrazione la presenza, per il 40%, di privati, di fatto spinge verso la privatizzazione e il ricorso a fondi privati un sistema pubblico, annullando così la democrazia nelle decisioni strategiche e di indirizzo degli atenei».
La spinta alla privatizzazione è anche uno dei punti maggiormente criticati dagli studenti e dai ricercatori, che chiedono, anzi, maggiori investimenti per migliorare la qualità dell'Università italiana. Tra le molte domande indirizzate al Ministro, la maggior parte riguarda la richiesta di aprire ad un confronto vero con tutte le categorie dell'università, per capire fino in fondo la realtà accademica da chi questa realtà la vive giornalmente, e realizzare una riforma che possa dare vere risposte alle difficoltà di un sistema che, certamente, ha bisogno di essere riformato.
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