We-sport. Il social network degli sportivi

Inviato da Redazione Ustation il 18 febbraio 2010

Un'impresa, una passione e una ricerca. Tutto questo è We-sport.com, un nuovo portale internet nato in seno al Centro di ricerca di scienze motore del Suism di Torino, e sbarcato in rete pochi mesi fa.

«We-sport è un luogo di aggregazione virtuale - ci racconta in questa intervista Marco Ivaldi, uno degli ideatori del progetto - che però trasla successivamente la conoscenza virtuale in un approccio reale, e nasce dall'esigenza di molte persone di trovare un partner per fare sport e allenamento».

Un'idea che a pochi mesi dalla sua realizzazione ha già avuto un enorme successo non solo a livello nazionale. «Il sito - dice Ivaldi - previa una registrazione, permette di selezionare gli sport praticati (tra gli oltre 200 inseriti), il proprio livello di abilità e l'area geografica di appartenenza. Già dopo pochi mesi abbiamo avuto la necessità di potenziare i server per la gran mole di contatti che arrivano, non solo dall'Italia, ma anche dall'estero. Il sito infatti si propone per una spazialità mondiale e abbiamo avuto molti contatti anche dalla Cina e dal Canada».

E sul progetto crede molto anche l'Università. «Questo progetto - continua il fondatore di We-sport - è nato su precisa richiesta avanzata alla nostra facoltà da un consorzio piemontese, che doveva presentare un progetto per parlare delle innovazioni sportive futuristiche. We-sport è quindi nato all'università, che ha fondato una Srl. Tutti i guadagni dell'attività infatti sono investiti, per statuto, nella ricerca».

Un servizio innovativo, almeno in Italia, che va incontro alle esigenze di quanti vogliono praticare qualsiasi tipo di attività sportiva, senza i problemi legati al gruppo di conoscenze che, per problemi di tempo e impegni, raramente riesce a ritrovarsi. Una sorta di "Facebook dello sport" che ha anche un rigido sistema di controlli per evitare che, tra i tanti utenti iscritti per praticare sport, ci sia qualcuno che possa utilizzare il portale impropriamente, magari per trovare la cosiddetta "anima gemella".

Sport a 360 gradi quindi, «che si propone - conclude Ivaldi - non solo ai singoli utenti ma anche al mondo degli allenatori, alle società che realizzano attrezzature, ai nutrizionisti e ai medici dello sport e alle federazioni sportive».


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