Università e privati, come cambia il marketing
Inviato da Redazione Ustation il 22 febbraio 2010Dalla promozione al fund raising. Le Università già da qualche anno hanno modificato il loro modo di fare comunicazione. Modifiche che oggi diventano funzionali anche al reperimento di risorse indispensabili alla sopravvivenza stessa degli atenei, dopo le ultime modifiche volute dal Governo.
«Di marketing gestito dalle università - ci spiega in un'intervista il professore Claudio Baccarani, docente di Economia a Verona - si parla da circa una decina d'anni. All'epoca questo percorso venne avviato per alimentare il numero degli iscritti. E lo si fece in un modo abbastanza inusuale per l'università in quegli anni, attraverso la trasposizione quasi automatica dei metodi di comunicazione adottati dalle imprese, come pubblicità di massa. Questo metodo venne utilizzato grosso modo fino al 2007. Attualmente - continua Baccarani - gli atenei si trovano in una situazione di ristrettezze economiche. Questo fa sì che l'Università si concentri sempre più nella ricerca di fondi esterni».
E se da un lato, come ci conferma lo stesso Baccarani, le facoltà scientifiche hanno sempre avuto un vantaggio su questo fronte, avendo la possibilità, attraverso i laboratori, «di portare avanti ricerche scientifiche con le imprese», quello che si sta attuando negli ultimi anni è «l'associazione del marchio dell'Università attraverso un suo professore al prodotto di un'impresa che viene pubblicizzata. Una sorta di co-marketing quindi, da parte dell'impresa, che pubblicizza il prodotto, e anche dell'università che vede, nella pubblicità fatta attraverso i media, il proprio marchio o il nome di un professore. Questa è una nuova attività di fund raising finalizzata a reperire fondi per la ricerca e a essere indipendenti da una ricerca specifica».
La sempre più stretta collaborazione fra imprese private e università pubblica non preoccupa il professore, che però nota, come un possibile problema che può scaturire da questa ingerenza, «la mancanza di interesse per le imprese alla ricerca di base. Il privato sarà sempre interessato a ricerche che daranno dei risultati per la stessa azienda. La ricerca di base, che non ha un fine di tipo economico, potrà andarci di mezzo, e questo potrebbe essere un grosso rischio per l'Università se si perderanno i finanziamenti pubblici».
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