Santoro va sul web per difendere la tv pubblica
Inviato da Redazione Ustation il 23 marzo 2010
Libertà di informazione, televisione pubblica e censura. Non risparmia niente e nessuno Michele Santoro, costretto, con alcuni colleghi del servizio pubblico, a sospendere il proprio programma di approfondimento durante la campagna elettorale e che ha già pronta Raiperunanotte, una manifestazione-trasmissione, il 25 marzo a Bologna, che verrà trasmessa sul web . Un Santoro indignato, quello che abbiamo ascoltato noi di Ustation nell'intervista che potete ascoltare qui e leggere, nella sua trascrizione integrale, di seguito.
Sono indignato per un provvedimento illegittimo - commenta Michele Santoro -. Non esiste alcuna legge che impedisca ai programmi di approfondimento di svolgere il proprio ruolo in campagna elettorale. La stessa legge sulla par condicio prescrive tassativamente che ci sia una distinzione tra programmi di approfondimento giornalistico e tribune politiche. Invece la Commissione parlamentare ha sovrapposto questi due generi, a mio parere in maniera illegittima, e quindi ha violato lo spirito stesso della legge. Solo il Parlamento può cambiare una legge, non una commissione parlamentare.
Dagli ostacoli burocratici di inizio stagione, i contratti dei collaboratori di Annozero, alle pressioni ricevute con cadenza quasi settimanale. Adesso l'inchiesta di Trani, dalla quale emerge un quadro particolare, in cui i controllori sono controllati dagli stessi controllati. Cosa sta succedendo in Italia?
Innanzitutto a questo punto possiamo tranquillamente fare a meno anche dell'inchiesta di Trani, perché basta mettere in fila le dichiarazioni che sta facendo il nostro presidente del Consiglio per comprendere come, nella sua visione, non ci sia posto per nessuna distinzione tra poteri autonomi. Infatti in Italia noi abbiamo un arbitro, che è l'Autorità per le comunicazioni, e lui lo considera come un arbitro politico, che funziona a colpi di maggioranza. Basta leggere ciò che lui dichiara, proprio questa mattina (venerdì 19 marzo, ndr), sui giornali. Quindi, l'arbitro è sottoposto al volere della maggioranza, la Rai è sottoposta al volere della maggioranza, la visione che ne deriva è semplicemente quella della legge del più forte. Quindi dove non ci sono più poteri distinti, diritti delle minoranze, ma c'è solamente la volontà del presidente del Consiglio di imporre il suo punto di vista all'intero sistema dell'informazione e al Paese.
Esponenti dell'attuale maggioranza, alcuni esponenti dell'opposizione e anche del mondo dell'informazione hanno continuamente ripetuto che programmi come Annozero non fanno altro che rafforzare il premier. Ma poi si tenta in tutte le maniere di togliere Santoro dalla televisione. Qualcuno mente a questo punto...
Evidentemente il presidente del Consiglio ha un sacco di nemici all'interno del suo stesso partito, perché sono tutti preoccupati di indebolirlo, visto che si scatenano in continuazione contro di noi. Io credo che questa sia semplicemente una favoletta che si racconta ogni volta che si portano a conoscenza del paese elementi di verità; quella di dire che poi, tutto sommato, a vincere è sempre Berlusconi. Qualunque cosa si dica, si rafforza sempre Berlusconi. Perché, in fondo, è questo l'elemento fondante del falso, cioè quello di poter dire che, in qualunque circostanza, in qualunque momento o in qualunque situazione, a risultare vincitore è sempre il presidente del Consiglio, come spiegano benissimo i suoi sondaggi. Però noi dobbiamo dire un'altra cosa: che noi non abbiamo alcun bisogno di questo tipo di verifica perché, se noi raccontiamo ciò che vediamo, che serva o meno a indebolire Berlusconi, non è un problema nostro. Questo è un problema dei partiti che si devono opporre a Berlusconi. Il nostro problema è raccontare la verità. Berlusconi ricorda ogni volta agli italiani che lui ha vinto le elezioni, che la maggioranza degli italiani gli ha dato il voto. Ebbene anche noi vinciamo le nostre piccole elezioni ogni volta che andiamo in onda, perché siamo il programma più seguito della televisione italiana dal punto di vista dell'informazione. E quindi come noi rispettiamo i risultati elettorali e il voto che gli italiani esprimono, dando la fiducia al nostro presidente del Consiglio, pretendiamo che anche il presidente del Consiglio rispetti noi. Perché i nostri voti, che sono i nostri ascoltatori, ce li conquistiamo in una gara libera, non truccata, contando soltanto sulle nostre forze.
Ma se un programma televisivo è ritenuto "di opposizione" al Governo è colpa anche dell'opposizione politica?
«Un programma non è mai né di opposizione né del Governo. Un programma racconta delle cose. Ovviamente le racconta da un punto di vista, dal punto di vista dal quale le vede. Ma questo è sempre un contributo per la conoscenza della verità, perché se le cose che racconta un programma sono assolutamente incredibili, chi ne risulterà ferito? La credibilità del suo conduttore. Se invece un programma racconta cose che trovano conferma nell'esperienza completa dei cittadini, allora si rafforzerà la credibilità del conduttore e dei giornalisti che fanno parte di quel programma. Io credo che se oggi Marco Travaglio su Facebook ha 470 mila fans questo è frutto di credibilità, perché gli altri giornalisti, quelli che piacciono a Berlusconi, 470 mila fans non li hanno.
E se un programma di approfondimento giornalistico come Annozero non è ritenuto un "servizio pubblico" alla Rai, si va sul web, che non può essere sottoposto a controlli. Ecco così che nasce Raiperunanotte, la grande manifestazione-trasmissione del 25 marzo a Bologna.
Noi non andiamo sul web per dimostrare che si può fare a meno della Rai. Noi andiamo sul web per dimostrare che la Rai ha bisogno di noi, ha bisogno del tipo di informazione che noi rappresentiamo. Quindi la nostra protesta non è una forma di dissociazione dalla Rai. E', anzi, un appello rivolto alla Rai perché svolga fino in fondo il suo ruolo di servizio pubblico. E servizio pubblico vuol dire tutela delle minoranze, tutela dei punti di vista minoritari e vuol dire soprattutto consentire ai giornalisti della Rai non di essere meno liberi rispetto a quelli della carta stampata, ma di essere più liberi, proprio perché non hanno editori con interessi diversi alle loro spalle, ma hanno un editore, diciamo così, che dovrebbe avere soltanto come interesse l'interesse del pubblico.
Si ma l'editore della Rai è lo Stato e, di anno in anno, di governo in governo, si è sempre riproposto, con casi e in gradi diversi, lo stesso annoso problema...
Bisogna intendersi intanto su chi è l'editore della Rai, perché l'editore non dovrebbe essere né lo Stato né, tantomeno, il Governo, ma il Parlamento. Il che vuol dire tutte le componenti politiche e culturali rappresentate nel nostro Paese. Invece sempre di più si sta spostando adesso il terreno, facendo diventare la Rai appannaggio esclusivo del Governo e della maggioranza. Questo è uno stravolgimento del ruolo e del profilo del servizio pubblico. Detto questo bisogna anche dire che non ci sono solo le responsabilità della maggioranza, ma anche quelle dell'opposizione, che non riesce a rinunciare a interferire con la libera espressione, e continua a volere giornalisti che siano ossequienti anche rispetto alle direttive che la stessa minoranza vuole imprimere all'informazione. L'informazione deve invece, semplicemente, essere lasciata libera e i partiti devono uscire dalla Rai, come devono uscire dalla Sanità, e devono tornare a svolgere il proprio ruolo di promotori di una nuova classe dirigente. Cosa che invece non fanno perché sono ossificati in una classe dirigente cadaverica e mummificata che assomiglia sempre di più a qualcosa di tipo sovietico, che non ha niente a che vedere con le necessità di una società moderna, civile e sviluppata.
Lei che da anni fa questo mestiere, quanto è d'accordo con Stella e con quanti parlano della maturità critica degli italiani davanti allo schermo?
Io penso che si sta creando una situazione molto diversificata. Una volta lo schermo era unico mentre oggi è frantumato in mille pezzi. C'è il web, c'è YouTube, c'è la possibilità di avere un consumo critico della televisione che prima non c'era. Quindi credo che ci sia uno spettatore molto avvertito in una parte dell'opinione pubblica. Poi c'è anche uno spettatore, che però è quasi sempre il più debole, fragile, indifeso, il più povero, il più solo, che rimane un po' chiuso dentro la televisione generalista. Ed è proprio questa televisione generalista il terreno alq aule dovremmo prestare più attenzione perché, mentre in tanti dicono che bisogna abbandonare la televisione per rifugiarsi nel web, io dico che questo sarebbe un errore perché la televisione generalista è importante e deve continuare ad avere un'offerta plurale, dal punto di vista politico, sociale e culturale. Invece sta diventando un'unica, indistinta, marmellata dove i programmi si assomigliano l'uno con l'altro, sono tutti uguali; dove se si fa Sanremo è come se si facesse un reality. I generi si stanno impoverendo. Invece bisogna recuperare attenzione nei confronti di questa televisione che comprende molti milioni di persone e che non deve diventare una sorta di periferia, di banlieue della cultura.
Quello che sta accadendo in questi mesi è senza precedenti, almeno in Italia. Cambierà qualcosa, al rientro, per Annozero?
Bisogna vedere come andrà la manifestazione del 25, che è un po' il punto di passaggio. Può darsi che non accada niente, come in tutte le situazione che promettono molto e potrebbero mantenere poco. Oppure può darsi che accada qualcosa di nuovo, di straordinario, che faccia intendere che è inutile ormai praticare l'arma della censura e che espellere tutto quello che è più vitale dal servizio pubblico significa soltanto condannare il servizio pubblico a un lento degrado e impoverimento, fino a diventare quasi inutile. Ieri sera (giovedì 18 marzo, ndr) ho detto a Serena Dandini che bisogna pagare il canone. Noi siamo tra quelli che dicono che bisogna pagare il canone perché c'è bisogno della televisione pubblica. Ma se dovessi vedere che la televisione pubblica è diventata una cosa indifendibile e insostenibile allora passerei anch'io dalla parte di quelli che dicono "allora a questo punto, visto che volete fare questa schifezza, pagatevela voi". Potrebbero nascere quindi delle cose nuove perché le tecnologie oggi ci consentono di fare un salto che prima non potevamo fare.
Quindi non c'è l'idea di boicottare i politici ad Annozero, viste anche le fortunate puntate dove non ci sono stati?
Ma sono i politici che boicottano Annozero. Annozero non boicotta i politici né vuole boicottarli. Sono loro che vorrebbero semplicemente metterci sotto e costringerci a fare quello che dicono loro. E' una lotta che è destinata a durare e non è una lotta nella quale noi ci arrenderemo.
Appuntamento dunque per la trasmissione del 25 marzo dal Paladozza di Bologna, che sarà ritrasmessa in diretta anche sul nostro portale Ustation.it.
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