La Cosmologia sbarca su Facebook
Inviato da Redazione Ustation il 08 aprile 2010
Tra le miriadi di profili personali e gruppi sui social network, che tanto vanno di moda oggi, da poco ne è nato uno molto particolare. Su Facebook è infatti presente un gruppo intitolato "Rotation Curves of Spirals are NOT Flat" (Le curve di rotazione delle galassie a spirale non sono piatte, ndr). No, non vi spaventate, non si tratta di una setta satanica, ma di un gruppo di divulgazione scientifica, creato dal professore Paolo Salucci (nella foto in basso a destra), luminare di astrofisica e cosmologia alla Sissa di Trieste.
Un gruppo molto particolare, che parte da un assunto di verità ma che si propone come "un esperimento", come lo definisce il suo stesso creatore.
«Il profilo su Facebook nasce con lo scopo primario di sfatare una leggenda metropolitana che circola da anni anche tra gli addetti ai lavori e che è assolutamente falsa - dice il professore Salucci -, ovvero che le curve di rotazione dei corpi nelle galassie sia uguale per tutti, indipendentemente dalla distanza del corpo».
Un'eresia scientifica, sottolinea il professore, che nasce dalla voglia, da parte anche della comunità scientifica, di semplificare eccessivamente un fenomeno. «Una semplificazione - aggiunge il luminare - che produce un duplice danno: non solo infatti gli stessi scienziati, molteplici figure che hanno professionalità e competenze diverse, prendono per vero ciò che l'osservazione del fenomeno confuta, ma anche chi studia astrofisica e cosmologia, che sono scienze in continua evoluzione, rischia di cadere in errori grossolani. Cinque o sei volte l'anno infatti capita di leggere tesi di laurea o di dottorato palesemente sbagliate».
Per questo motivo approda su uno dei più diffusi social network il gruppo, che raccoglie circa 170 tra ricercatori e studenti. «Speriamo di riunire sul social network fisici, astrofisici e matematici che si occupano, a vari livelli, di cosmologia. Una comunità vasta ed estremamente variegata, composta da diverse migliaia di scienziati sparsi in tutto il mondo» spiega Salucci che, dopo il dottorato di ricerca conseguito sotto la supervisone del noto cosmologo inglese Dennis Sciama, ha studiato, prima in Italia e poi all'Università di Durham, il fenomeno della materia oscura e la formazione delle galassie.
Una spiegazione, quella che definisce le curve di rotazione piatte, che ha soppiantato la realtà scientifica per la sua semplicità e per la diffusione, anche attraverso il passaparola all'interno della comunità scientifica.
Curiosamente però, come fa notare il creatore del gruppo, non è facile eliminare quella che è una sorta di leggenda metropolitana, fossile dei momenti che hanno immediatamente seguito la scoperta della materia oscura nelle galassie, per mezzo del metodo tradizionale, solo cioè attraverso la pubblicazione di articoli scientifici. «Già centinaia di lavori, in modo univoco, hanno dimostrato infatti che le curve di rotazione delle galassie a spirale variano con la distanza - precisa Salucci -. E difficilmente nuove prove sono considerate originali abbastanza da meritare la pubblicazione».
«Ecco quindi - aggiunge Salucci - che riscontriamo una dicotomia tra i circa 200 esperti mondiali sull'argomento e i circa 5.000 fisici, astrofisici e matematici di tutto il mondo che sono interessati all'argomento, ma ne ignorano però gli sviluppi recenti - conclude -. Dicotomia che speriamo i social network possano aiutarci a risolvere».
Ci si affida dunque a Internet per la diffusione delle verità scientifiche, allo scopo di far conoscere agli addetti ai lavori la verità e, nel contempo, iniziare a sfruttare le nuove tecnologie informatiche per la diffusione di notizie di carattere scientifico. Una novità visto che, come commenta lo stesso professore Salucci, «con mia grande sorpresa ho notato che in ambito scientifico e in astrofisica e cosmologia in particolare, il web 2.0 non è stato mai sfruttato per divulgare una teoria scientifica. Ancora più strano se si pensa che il World Wide Web è nato proprio al Cern di Ginevra, dove gli scienziati non usano il web neanche per comunicare tra loro».
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