Ricercatori: «Dal prossimo anno niente didattica»
Inviato da Redazione Ustation il 20 aprile 2010
Quando si parla di rinnovare il sistema della formazione in Italia sono in pochi a non mettersi le mani ai capelli, a torto o a ragione. E negli ultimi anni la scuola e l'università di riforme ne hanno viste parecchie. Se da un anno a questa parte continuano a scendere in piazza i rappresentanti di studenti, docenti e genitori del mondo della scuola, il mondo dell'università non è da meno e, in prima fila, c'è un popolo numerosissimo di ricercatori che non si arrende alle ultime direttive volute dal ministro Gelmini. Come a Torino, dove i ricercatori universitari hanno già annunciato, tra le varie iniziative di protesta in programma già nei prossimi giorni, che a partire dall'anno accademico 2010-2011 non svolgeranno più i compiti di didattica che, nonostante non siano contemplati nei contratti (chi li ha), vengono regolarmente portati avanti.
"Dalle 60 alle 120 l'anno - ci dice Davide Levi ricercatore dell'università di Torino - sono le ore che vengono dedicate alla didattica. Ma oltre al tempo impiegato nelle lezioni ci sono anche gli esami che, spesso, vedono impegnati i ricercatori al fianco dei docenti". "Tutte ore - proseguono nella denuncia i ricercatori precari - che non servono a nulla ai fini della carriera, in quanto non vengono prese in considerazione. Con l'aggravante che si tratta di tempo "rubato" all'attività di ricerca, elemento, questo, che invece è ritenuto fondamentale nell'attività dei ricercatori stessi".
Non solo da Torino ma da varie parti d'Italia, dunque, la protesta dei ricercatori, che denunciano la totale dimenticanza del Ministro verso la figura che rappresentano, si concretizzerà a breve nella completa assenza da qualsiasi attività didattica non contemplata nel contratto che li tiene "legati" al mondo accademico.
Una protesta che, come detto, proseguirà nei prossimi giorni con altre iniziative, anche volte a far comprendere, a chi di dovere, che i ricercatori in Italia rappresentano una categoria della quale il sistema non può fare a meno.
In questo senso è esemplificativa l'iniziativa in programma alla Camera del Lavoro di Catania, giovedì 22 aprile alle 17,30. Un incontro durante il quale verrà presentato il volume "I ricercatori non crescono sugli alberi", di Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi, due fisici dal curriculum a dir poco impressionante. Due cervelli "non in fuga" che svolgono importanti attività di ricerca al Consiglio Nazionale delle Ricerche, ma che denunciano la drammaticità della situazione italiana.
Ma l'ultima riforma del ministro Gelmini non è l'unica sotto accusa. A rinforzare la protesta contro il vituperato "3+2" arriva oggi la Corte dei Conti che sul sistema delle lauree brevi cala una mannaia.
Un sistema da bocciare quello della laurea breve, che non ha prodotto, secondo la magistratura contabile, i risultati attesi, né in termini di aumento dei laureati né di miglioramento dell'offerta formativa. Anzi, aggiunge la Corte dei Conti nel Referto sul sistema universitario, si è generato un sistema incrementale dell'offerta formativa, "con un'eccessiva frammentazione e una moltiplicazione spesso non motivata dei corsi di studio", oltre a un "rilevante fenomeno dell'incremento delle sedi decentrate e il peso via via crescente assunto dai professori a contratto esterni ai ruoli universitari".
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