Un video per riappropriarsi della Storia

Inviato da Redazione Ustation il 29 luglio 2010

orologiochesegnale10.25Che significato assume, per un ragazzo di 20 anni, la strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto del 1980? Chi ricorda cosa? Sembrano domande banali ma basta riflettere per capire facilmente che così non è. E proprio da queste domande che nasce "10.25", il cortometraggio che studenti ventenni dell'università di Bologna hanno realizzato nel corso dei laboratori "NowHere", seguiti dal docente e regista Filippo Porcelli, e che sarà presentato questa sera in Piazza Maggiore a Bologna, in occasione della rassegna cinematografica estiva. Laboratori che fanno parte di un importante percorso didattico che Porcelli, autore e regista televisivo (basti pensare a Blob e Fuoriorario) oltre che docente, porta avanti da cinque anni. Un progetto durante il quale «si lavora sulla memoria per fare, dei fatti del passato, uno strumento per leggere e vivere il presente.

«Durante il laboratorio interfacoltà - ci racconta il professore - lavoriamo non sulla memoria al passato ma sul suo aspetto progettuale. Oggi si assiste a uno stranissimo fenomeno: le nuove generazioni sono sommerse da immagini ma sono messi nella condizione di non avere un vero e proprio immaginario. E quando la memoria diventa collettiva, neutra, rischia di non appartenere più a nessuno. Per questo il nostro percorso inizia dall'azzeramento del "già saputo" o del "già detto" che riguarda un fatto specifico, come in questo caso la strage di Bologna del 1980, e partiamo dal non sapere cosa dire».

INTERVISTA A FILIPPO PORCELLI

Questo reset è il primo passo del viaggio che punta a far ri-trovare un senso, un significato a quello che è accaduto, trasformandolo in un discorso al presente. Un "grimaldello", come ama definirlo Porcelli, che serve alle nuove generazioni per avere la consapevolezza e recuperare il significato profondo di ciò che è accaduto.

stragebolognaUn lavoro che si concretizza, al termine del viaggio, in un video, come quello sulla strage di Bologna, interamente realizzato con immagini di repertorio, proprio a identificare la ricostruzione, consapevole, di ciò che non si è vissuto ma si conosce.

Un lavoro che una persona come Filippo Porcelli, forte dell'esperienza con Blob e Fuoriorario, conosce alla perfezione e porta avanti con le nuove generazioni, in un atto di trasferimento di conoscenza, di consapevolezza e di significato.

Una serie di laboratori, quelli di "NowHere", che Porcelli vuole sviluppare ulteriormente e che si apprestano a essere convogliati in un grande e ambizioso progetto per l'anno prossimo, attualmente ancora in fase di definizione.


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