Riforma Gelmini: il Senato dice 'sì'
Inviato da Redazione Ustation il 29 luglio 2010152 "sì", 94 "no" e un astenuto. Il disegno di legge 1905, conosciuto come "riforma Gelmini", è stato approvato al Senato e adesso tornerà alla Camera. Il voto nel tardo pomeriggio di oggi. La prima parte della seduta è stata dedicata all'esame degli articoli 18 e 19. Il primo, relativo ai ricercatori a tempo determinato, è stato approvato in un nuovo testo proposto dal relatore. Tra le novità, l'introduzione di criteri per la scelta dei ricercatori con cui gli atenei possono stipulare contratti di lavoro a tempo determinato e l'indicazione delle tipologie dei contratti, rinnovabili se di durata compresa tra uno e tre anni, non rinnovabili se triennali. Approvato senza modifiche l'articolo 19 che disciplina il collocamento a riposo dei professori e dei ricercatori. Non è stato introdotto quindi lì abbassamento dell'età pensionabile, da 70 a 65 anni, proposta dal PD e fatta propria dal ministro.
Il nuovo testo prevede la fusione degli atenei più piccoli e la razionalizzazione delle facoltà che, per ogni ateneo, non potranno essere più di 12. Inoltre saranno esaminati tutti i corsi attivati per eliminare quelli ritenuti antieconomici perché con pochi studenti. Per gli atenei, le facoltà e i dipartimenti meno efficienti e con problemi di bilancio è previsto il commissariamento e le università che utilizzeranno più del 90 per cento dei finanziamenti statali saranno inibite dal bandire concorsi per nuove assunzioni.
Il testo interviene anche sulla governance degli atenei, fissando a 8 anni la durata massima del mandato dei rettori e introducendo la possibilità di sfiduciarli.
Inoltre, nasce un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e di gestire su base uniforme, con tassi bassissimi, i prestiti d'onore.
Leggi la scheda sul ddl approvato al Senato sui siti di Repubblica e del Corriere della Sera
Soddisfazione del ministro Gelmini: "L'università - ha aggiunto il Ministro - sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sarà premiato solo chi se lo merita".
Critiche dal Partito Democratico. Il senatore Mauro Ceruti commenta: «Abbiamo lavorato diversi mesi in commissione Istruzione pubblica e senz'altro sono state approvate modifiche al disegno di legge presentato dal governo, grazie anche a emendamenti proposti dal Pd. Modifiche sostanziali che non eliminano il nostro giudizio negativo sull'intero ddl, ma che comunque hanno migliorato il testo su alcuni snodi decisivi come l'autonomia progettuale degli atenei, l'ancoraggio della ripartizione del fondo di finanziamento ordinario alla valutazione della didattica e la ricerca. Qualche miglioramento siamo riusciti a ottenerlo rispetto alla meritocrazia. Come detto, però, il nostro giudizio rimane negativo: meno autonomia e meritocrazia che rimarrà latitante dagli atenei italiani».
ASCOLTA L'INTERVISTA AL SENATORE PD MAURO CERUTI
Il dissenso dal mondo dell'Univesità arriva anche dall'Associazione nazionale dei docenti. Per il professore Nunzio Miraglia, coordinatore nazionale Andu, «l'Università è stata trasformata in questo decennio, adesso siamo a un punto di soluzione finale. Il ddl 1905 è il completamento del progetto di demolizione dell'università statale, un liberismo all'italiana in cui i poteri forti industriali, accademici e politici hanno deciso di appropriarsi delle risorse dell'università statale».
ASCOLTA L'INTERVISTA AL PROFESSORE NUNZIO MIRAGLIA
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