20 gennaio 2012 ore 11:23
Seth Schiesel sul New York Times sostiene che il gioco è ammirevole come le donne ammirate.
Seth Schiesel evidentemente è un coglione schiavo della morale femminista. (ed è fiero di autoreprimersi mentre le donne occidentali possono suscitare disio in ogni modo, tempo e luogo).
Trova normale che le donne considerino come violenza il fatto che gli uomini debbano per disparità di desideri e convenzioni sociali farsi avanti nel corteggiamento. Trova addirittura ammirevole che non solo non apprezzino lo sforzo che dobbiamo fare, ma addirittura vogliano vendicarsi di esso! Dov’è la linea di separazione "fra complimento e minaccia di stupro" si chiede il coglione, "visto che tutti si fanno avanti"? Ecco la stupidità e l’antimaschilità del gioco.
E una puttanella d'intellettuale (detentrice del blog "disambiguando") dice pure che tale commento apparso sul NT è acuto!
Dove sta l'acume, nell'argomentare, contro l'obiezione secondo cui non è giusto equiparare un'attenzione (magari gentile, come "posso aiutarla" o comunque galantemente non offensiva) ad una minaccia di stupro che "non è realistico rispondere sorridendo e dicendo - grazie buona giornata - a chi ci viene incontro e ci guarda come ci volesse saltare addosso e nasconde le proprie intenzioni con le buone maniere".
Vedo solo la demagogia femminista che vuol far sentire il colpa gli uomini per natura e considera violenza/molestia tutto quanto, pur non essendo oggettivamente nè violento nè molesto ha la "colpa" di esprimere o lasciar trapelare (in maniera più o meno schiettamente esplicita o raffinatamente implicita, più o meno poeticamente vaga o spontaneamente diretta) il natural disio dell'uomo per il corpo della donna. Come se qualsiasi rapporto, dal più fugace e casuale al più sentimentale e duraturo non nascesse da quel trasporto per la bellezza comune agli augelli canori del bosco nella soavità della primavera e ai poeti cantori delle grazie femminili nelle rime eternatrici!
Dove sta l'acume nel replicare, alle critiche secondo le quali non si può considerare licenza di uccidere un complimento spontaneo e non volgare come "quanto sei bella" dicendo "tanto cosa cambia? gli uomini si fanno avanti lo stesso".
Vedo solo la stupidità americana che non distingue l'intenzionalità molesta dei bulli dall'ingenuità ardita degli ammiratori.
Come se il farsi avanti degli uomini (dovere a noi imposto dalla natura, spesso contro la nostra volontà e la nostra indole, e peraltro ancora preteso dalle donne in ogni forma di corteggiamento) fosse di per sè un atto ostile!
Il gioco considera un complimento o un interessamento come intenzione di stupro!
Ecco il grave.
Ciò equivale a far sentire tutti i maschi "colpevoli" per natura, per il "peccato originale" del disio verso il corpo della donna.
Viene considerata "violenza" (reale o potenziale) ogni atteggiamento maschile diverso dal mortificare la propria natura (volta a disiare la bellezza con la rapidità del fulmine e l'intensità del tuono non appena si mostra nelle grazie ch'è bello tacere, e a cercare di coglierla così com'è diffusa nella vastità multiforme delle grature femminine) girando con lo sguardo basso e la bocca chiusa (mentre il corrispondente istinto femmineo di mostrarsi in ogni modo tempo e luogo belle e disiabili, d'origine non certo meno "animale", presente anche quando la volontà cosciente non ha intenzione di conoscere uomo alcuno, e solo nascosto da parvenze culturali quali "esprimere la nostra femminilità", "piacere a noi stesse" o "esercitare il diritto a vestirci come ci pare", viene considerato non solo socialmente accettabile ma pure culturalmente raffinato e intellettualmente evoluto): anche un complimento non volgare e non offensivo viene definito da questo maschiopentito angloamericano come "maschera di buone maniere per nascondere l'intenzione di saltare addosso alla vittima".
Come se l'essere colpiti da un disio profondo nascente per natura e provocato (consciamente o meno) dalla donna nel suo "vestirsi all'occidentale" fosse frutto di una nostra intenzione criminale (anche quando il nostro intento sarebbe semplicemente quello di procurarci un'occasione di conoscenza non banale o anche solo quello di esprimere con la parola, il gesto, il guardo, l'invito il nostro apprezzamento con la stessa naturalità di un usignuolo che canta, di un fiore che sboccia, di una primavera che soffia di zefiro, di una cascata che irrompe, di una fiera che segue la femmina nei boschi, del riflettersi sull'onda lucente del mare notturno di quella conchiglia d'argento che ha nome luna, lo stesso intento con cui Jacopo da Lentini ideò il metro immortale delle rime con suoni con cui Guido Cavalcanti esclamò "chi è questa che vien c'ognom la mira, che fa tremar di chiaritate l'aere e mena seco amor sì che parlare null'omo pote ma ciascun sospira", con cui Petrarca forgiò i sonetti perfetti dallo stile puro e rarefatto, senza eguali nel mondo, con cui il Tasso sognò nell'alto silenzio di una notte bruna le languide rime in cui l'amata tornava a fargli visita, e con cui il Foscolo immaginò di rendere dee le donne mortali pel canto de' poeti)!
A parte l'inaccettabile disparità logica ed etica fra il "diritto" della donna a suscitare (consciamente, per moda, capriccio, vanità, interesse economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza erotica, o inconsciamente, per attirare quanti più maschi possibile al fine di selezionare chi eccelle nelle doti volute) disio e il nostro "dovere" a non esprimere nemmeno in maniera giosa, pacifica e non certo offensiva quanto esso fa venire alla mente, vi è una conseguenza psichica incancellabile.
Se qualunque tentativo di approccio (anche il più educato e delicato, come "posso aiutarla" o "quanto sei bella!") viene trattato in questo modo, allora non ci si meravigli se nessuno dei giovani maschi vuole più corteggiare le coetanee e se la maggioranza cerca solo sacerdotesse di venere prostituta: ogni occasione di incontro dovrebbe essere sfruttata nella speranza di incontrare chi può volere per un rapporto proprio quelle doti di sentimento o intelletto da noi possedute, e se i luoghi (come la pubblica via, l'autobus, il lavoro) in cui il numero di sconosciute che potrebbero interpretare il nostro sogno estetico è maggiore vengono considerato "off-limits", se ogni nostro primo tentativo di esprimere disio, di creare con la parola una bellezza non corporale e non mortale (a similitudine della poesia eternatrice) da contrapporre a quella corporale e mortale delle donna, e procurarci un incontro solus ad solam viene colto come occasione per infierire nel corpo e nella psiche di chi mira e disia e proprio mentre mira e disia e proprio perchè mira e disia (come se il disio naturale fosse una colpa, come se portare alla luce la parte più profonda, vera e quindi anche ingenua e delicata di sè, quale appunto la debolezza erotico-sentimentale, di cui il guardare una donna con la bocca rotonda dallo stupore e gli occhi spalancati come in un sogno ad occhi aperti sono la prima espressione, costituisse un'offesa), allora non resta che chiudere ogni speranza di rapporto umano e rivolgersi al professionismo. Se la natura e le donne pretendono sia l'uomo a fare la prima mossa, questo deve giocare sui grandi numeri nel corteggiamento ed ogni corteggiamento nasce da un approccio e ogni approccio da un complimento, ed ogni complimento ha possibilità di andare a segno solo se espresso con ingenuo trasporot e spontanea immediatezza, non certo con filtri culturali o censure politicamente corrette (per paura di denunzie reali o sventagliate di mitra virtuali).
E' significativo che la chiosa dell'articolista maschiopentito sia "non sono mai stato sessualmente molestato (-evidentemente o non vive in occidente o non riconosce come molestia la stronzaggine femminile da me descritta - n.d.r) e non ho mai abbordato una donna per strada. E dopo questo videogioco non inizierò a farlo ora."
Si ammette dunque che il fine culturale del gioco è far desistere uomini e ragazzi da qualsiasi tentativo di abbordaggio con le sconosciute. Ma allora, se per conoscere nuove persone è ovviamente necessario fare la prima mossa quando queste sono ancora sconosciute e se per avere una minima speranza di carpire interesse toccando la vanità è necessario il complimento (il quale, per avere effetto, deve essere spontaneo), e tanto l'approccio quanto il complimento vengono considerati socialmente inaccettabili, perchè non si legalizza coerentemente la prostituzione (unico ambito a questo punto in cui un uomo normale possa avere speranza realistica di trovare fanciulle disposte ad appagare il disio di bellezza e piacere dei sensi e delle idee)? E' ovvio che quindi il fine è rendere l'uomo impotente nel corpo e nella psiche, sessualmente frustrato, mentalmente oppresso da sensi di colpa e psichicamente ferito dall'inappagamento d'ogni disio e dal disprezzo di ogni sua espressione.
Dicono che il gioco è una provocazione che ha il merito di porre in evidenza il problema della "violenze anche se qui solo verbali subite quotidianamente dalle donne". Merito? Lo sarebbe se ponesse in evidenza gli opposti complementari problemi dei giovani maschi!
Il presunto problema delle violenze/molestie così come inteso dalla mentalità femminil-femminista sottesa videogioco è comunque, direbbero i matematici, un "o piccolo" rispetto a quello della stronzaggine femminile che devono subire quotidianamente i maschi (in quanto ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali).
Se toccare un culo(o un seno) costa anni di carcere e esclamare un complimento qualche mese nella realtà (e la vita nel virtuale), allora il fare le "stronze", ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, ingannare e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi, con (s)vestimenti, movenze, sguardi espliciti e atteggiamenti impliciti, silenzi eloquenti e parole ambigue, a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione), attirare chi si vuole solo respingere, illudere chi si vuole solo deludere, fingere di apprezzare chi si vuole solo disprezzare, attrarre intenzionalmente, scegliere fra tanti e invitare all'approccio chi si vuole poi trattare come uno qualunque, un uomo senza qualità, un banale scocciatore, chi poi si vuole far sentire un puro nulla davanti a sè e agli altri, chi si vuole poi chiamare "molesto" quando, in maniera magari maldestra, comunque sincera, cerca di carpire i favori, attirare e respingere con l'intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio, per il giovane maschio, di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l'arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica) dovrebbe essere punito con decenni di reclusione e centiniaia di migliaia di euro di multa, perchè il danno alla psiche è notevolmente maggiore (e va dalla cosiddetta "anoressia sessuale" al suicidio, da una quasi patologica timidezza al farsi avanti con le ragazze alla completa impossibilità futura a sorridere e volere in tema di corteggiamente in particolare e di "amore" in generale, e quindi anche di "vita" in senso pieno, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l'ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività).
Il fatto che gli uomini, per obbligo culturale a mostrarsi forti e cavalieri e per plagio psicologico femminista (che li dipinge come carnefici anche quando sono vittime) in genere non lo ammettano non significa non esista.
Si dice che il gioco abbia il merito di assumere un punto di vista femminile. E perchè ciò dovrebbe essere un merito mentre l'assumere un punto di vista maschile sarebbe una colpa? I videogiochi classici non assumono alcun punto di vista, nè quello maschile, nè quello femminile, sono spesso stupidi e basta. Sarebbe ora, qui e altrove, che qualcuno considerasse il problema dell'approccio dal punto di vista dei giovani maschi, i quali spesso, per pudore personale o costruzione/costrizione culturale non vogliono o non sanno parlare delle proprie debolezze psicosessuali e delle proprie sofferenze emotive., rispetto a cui atteggiamenti come quello della protagonista del gioco danno il colpo di grazie.
Già è difficile la condizione esistenziale maschile nella quale l'appagamento dei naturali desiri è reso quanto di più raro e costoso (sotto ogni punto di vista materiale e morale) possa esistere sulla faccia della terra da un comportamento femminile degno dell'opec.
Già è frustrante essere sottoposti (per via dell'esercizio femminil-femminsta del "diritto a (s)vestirci come ci pare") alla continua diffusione di un disio di natura che, per non poter essere (almeno in quel momento) appagato, genera inganno ai sensi, frustrazione alla psiche, senso di nullità alla mente (nella consapevolezza di non avere davanti alla bellezza nulla da contrapporre per essere parimenti mirati, disiati e accettati al primo sguardo e quindi per evitare di guardare dal basso verso l'alto colei che essendo da tutti bramata può promettere, infliggere e prendere tutto a tutti, su tutti e da tutti), con disagio se prolungato da sessuale ad esistenziale.
Già è psicologicamente "pesante" avere l'obbligo di fare sempre la prima mossa senza poter sapere a priori se il tentativo avrà successo ovvero sarà gradito dalla sconosciuta controparte.
Già è emotivamente doloroso trovarsi nella condizione di chi deve "fare qualcosa" per mostrarsene degno della "dama" posta sul piedistallo dal disio, o comunque si sente "sotto esame" di fronte a colei che può già rilassarsi, valutare con calma (l'eventuale eccellenza in noi di quelle qualità individuali d'apprezzamento soggettivo e arbitrario, non visibili al primo sguardo ma da lei ritenute indispensabili per un rapporto, principiarle a godersele se presenti o irriderne l'assenza in caso contrario) e scegliere se divertirsi con noi o su di noi.
Volete pure infierire su chi si trova in tale situazione ed ingenuamente e magari maldestramente prova a risolverla iniziando con una battuta?
La reazione non è eccessiva negli effetti, è proprio sbagliata nell'intento.
Solo viziate femmine possono lamentarsi del privilegio naturale d'esser universalmente mirate, amorosamente disiate e socialmente accettate di per sè per la bellezza, senza bisogni di "compiere imprese" come i cavalieri i quali senza esse restano puro nulla socialmente trasparente.
Solo perfide femmine possono chiamare molesto chiunque in qualsiasi modo tenti un qualsiasi approccio (dopo magari essere stato attirato o illuso ad arte o comunque indotto a farsi avanti con sorrisi e ammiccamenti, sguardi, espressioni, movenze, vestimenti o, meglio, svestimenti, parole dette e non dette) nell'amor naturale.
Solo malvagie femmine possono ritenere di doversi "vendicare" di chi (per volontà non propria, ma della natura e della stessa donna) ha la sola colpa di essere mosso da ingenuo e subitaneo trasporto per la bellezza e di avere su di sè l'obbligo di farsi avanti per primo senza sapere cosa la sconosciuta consideri più o meno vagamente poetico o volgarmente esplicito, più o meno apprezzabilmente ardito o banalmente irritante.
Solo bastarde femmine possono ritenersi "violate" per il fatto che il complimento, l'apprezzamento, l'approccio ricevuto (agito dall'uomo con l'intenzione non di offendere o irridere, ma di compiacere o indurre al desiderio di conoscenza, e spesso a lui costato un travaglio emotivo contro la timidezza naturale e la ragione pessimista) non coincida con quanto di volta in volta segretamente preteso (e sconosciuto all'uomo).
Quanto agli americani, possono tentare di convicermi con mille film e mille norimberga, ma nè il vituperato nazismo, nè lo stalinismo coerentemente egalitario (anche verso le donne, lavoratrici in miniera prima che titolari di privilegiate quote rosa nei cda) hanno mai instaurato un totalitarismo così psichicamente devastante e socialmente invasivo come tale morale femminil-femminista sulla "molestia" (avente l'intento di far sentire in colpa o comunque "in dovere di nascondersi, di reprimersi nella natura più profonda" gli uomini ogniqualvolta mirino, ogniqualvolta desirino, in ogni momento della loro vita quotidiana, in ogni contatto vero o virtuale o visivo con l'altro sesso). La guerra contro di loro, al di là dell'Islam. è dunque santa nel senso tutto umano del termine (per ridare agli uomini la loro umanità, di cui la criminalizzazione del desiderio li sta privando culturalmente e giuridicamente).
Quanto alle donne, non meritano più i miei commenti. Le pantofolaie (stronze virtuali che in chat agiscono come la femmina del videogioco addirittura adescando malcapitato disianti) sono state colpite ieri con qualche messaggio che non ammetterà da parte mia repliche.
Non vi lamentate se d’ora in poi andremo solo a puttana: ogni corteggiamento nascerebbe da un complimento. E se il rischio è l’avere ostilità andate pure a…
leggere il mio blog
http://la-sublime-porta.blogspot.com/2010/07/la-repubblica-delle-stronze.html