Delibere Agcom: a rischio radio e web tv
Inviato da Redazione Ustation il 05 agosto 2010
Una spada di Damocle pende sulle teste delle micro web tv, una realtà che ultimamente sta prendendo sempre più piede grazie alla facilità tecnologica e al basso costo di realizzazione. Si chiamano delibere 258 e 259, sono state emanate pochi giorni fa dall'Agcom e, sulla scia del decreto Romani, indicano gli schemi per la regolamentazione di tutte quelle forme di informazione televisiva su nuovi canali telematici che, se verranno approvate così come annunciate, produrrebbero una moria indifferenziata di tantissime realtà. Un pericolo concreto denunciato a gran voce anche dalla Femi, la federazione delle micro web tv e realtà anche radiofoniche.
Le delibere dell'authority, infatti, per le quali sono state avviate le consultazioni, prevedono una regolamentazione molto stringente per quanto riguarda la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica e la fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta. Per farla breve, gli schemi di regolamentazione riguardano tutto ciò che di audiovisivo viene messo su web. Non soltanto per le web tv di informazione quindi ma anche per i video on demand e altri programmi audiovisivi su Internet.
«Gli schemi di regolamento previsti nelle delibere del'Agcom - ci spiega l'avvocato Guido Scorza, esperto in diritto delle nuove tecnologie - stabiliscono che i soggetti che vorranno intraprendere l'attività di fornitura di servizi audiovisivi su web dovranno richiedere alla stessa autorità garante due autorizzazioni, una per la trasmissione in streaming e una per trasmettere on demand, al costo di 3000 euro ciascuna. Poi, per iniziare l'attività, si dovrà attendere la concessione di queste autorizzazioni o la decorrenza dei 70 giorni previsti dal regolamento».
I regolamenti prevedono sanzioni molto pesanti e precise per chi non si atterrà alle disposizioni. E questo fa capire che, in una società dove le micro web tv e radio nascono per volontà di amatori, laboratori universitari e soggetti singoli mossi dalla passione, l'entrata in vigore di questa regolamentazione significherebbe l'automatica messa al bando di tantissime realtà che non possono permettersi l'esosa richiesta.
«Il dubbio principale che rischia di trasformarsi in certezza, se questi regolamenti dovessero essere approvati, è quello di confondere, unificare e appiattire sostanzialmente la disciplina relativa all'attività televisiva, prendendo a modello le vecchie emittenti televisive e dimenticando che l'attuale universo di riferimento è assolutamente eterogeneo». In pratica, si rischia di trasformare la rete in una grande televisione tradizionale, con le regole pensate per editori televisivi e applicate anche a soggetti che vogliono provare a far televisione in rete semplicemente usando un computer e una telecamera amatoriale all'interno di una università.
Una problematica che ha immediatamente sensibilizzato i tanti operatori di micro web tv e radio su Internet in Italia che denuncino il serio rischio di una pesantissima limitazione della democrazia partecipativa informativa in un terreno, come quello del web, che dovrebbe essere tutelata.
ASCOLTA L'INTERVISTA ALL'AVV. GUIDO SCORZA
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