Nyu, gli USA esportano la Megaversity
Inviato da Redazione Ustation il 20 agosto 2010
Dopo aver esportato nuovi e vincenti modelli nei rispettivi settori con Boeing, Intel e Microsoft, gli Stati Uniti si apprestano a diventare leader mondiali anche nel campo del sapere. Dall'esperienza dei campus all'estero (in Italia la Johns Hopkins fu una delle prime università americane nate mezzo secolo fa) si passa all'università totale: un modello che vede la sua prima applicazione pratica nella nuovissima New York University di Abu Dhabi.
A differenza dei campus infatti, che erano comunque delle strutture satellite dipendenti in tutto e per tutto dalle università americane, la Nyu si propone come un'istituto di formazione globale, completamente autosufficiente, con un curriculum di corsi completo che in pochi anni arriverà a ben 2000 iscritti e rilascerà titoli di laurea. Un passo decisivo nel campo della formazione mondiale perché questa nuova università non solo avrà standard di qualità eccezionali, con un rapporto docenti-studenti ottimale (un professore per otto allievi), ma, fin dall'inizio, punterà a un altissimo processo di selezione degli studenti, affidandosi all'Institute of International Education, lo stesso che gestisce le assegnazioni delle ambitissime borse di studio Fulbright.
Novecento sono i migliori licei mondiali scelti come base per il reclutamento, ognuno dei quali fornirà i due migliori diplomati per una prima selezione, con un primo ingresso di 150 studenti, su 9000 candidati, provenienti da 39 paesi e che parlano 43 lingue.
Un sistema di formazione d'eccellenza, che punta a sfornare la nuova èlite mondiale. Gli studenti della nuova Nyu di Abu Dhabi infatti non soltanto usufruiranno di un piano di studi quadriennale, ma potranno anche fare esperienza in altri campus della Nyu sparsi per il mondo.
Un esperimento di "Megaversity" senza precedenti per il sistema di formazione americano già più volte premiato dalle più autorevoli classifiche stilate a livello mondiale, come quella dell'Academic Ranking of World University, che piazza 17 università americane tra le prime 20 mondiali, con due eccezioni inglesi: Cambridge (quarta) e Oxford (decima).
Un sistema, quello americano, che si è arricchito ed è cresciuto grazie e soprattutto agli investimenti. Tra settore pubblico e privato infatti gli Stati Uniti investono ogni anno nell'università quasi il 3% del proprio Prodotto interno lordo. Il doppio, in proporzione, rispetto a tutti gli altri paesi industrializzati.
Un sistema che si autoalimenta e crea nuova ricchezza, se si considera che l'università amerciana rappresenta un reale laboratorio di innovazione e quindi vivaio di nuove imprese, arricchite anche dagli incubatori di idee, i "proof-of-concept centers", che facilitano la nascita di decine di aziende innovative ogni anno.
Un campo nel quale l'America si trova nettamente all'avanguardia, in barba anche ai pregiudizi ancora radicati soprattutto nei paesi orientali, come Cina, India e Giappone, dove, nonostante le forti correnti antiamericane su molti fronti, l'innovazione e la leadership americana nel campo della formazione non solo non viene negata, ma viene addirittura presa a modello.
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