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Indignati due volte
Scritto da Gianluca Reale il 15 ottobre 2011 » U-City: RomaLa violenza dei black blocs ha oscurato la manifestazione pacifica del "popolo" degli indignati. Restano molte domande irrisolte sul campo, ma c'è una vera richiesta di cambiamento e di partecipazione che non sacrificata sull'altare della cronaca degli scontri
Doveva essere una giornata per cambiare il mondo, è stata una giornata che per adesso farà cambiare poco o nulla. Trecentomila in piazza per testimniare la propria indignazione, adesso si ritrovano doppiamente indignati. Indignati verso un sistema economico-politico-finanziario che non dà più risposte adeguate, indignati verso quei troppi "guerriglieri" urbani che hanno attaccato tutto e tutti, con l'intenzione di ammazzare un movimento il cui messaggio inevitabilmente sarà oscurato dalle violenze che oggi hanno sconvolto la capitale.
Può bastare adesso, ribadire con tutti gli sforzi possibili che qui s'era dato appuntamento un popolo pacifico che vuole avere un futuro, che chiede cambiamenti anche radicali, un "popolo" che va ascoltato a detta di tutti? Un popolo che ha gridato forte contro le violenze, ha cercato di fermare la "base di guerra" dei movimenti antagonisti che hanno rovinato la festa. A chi giova la violenza? certamengte non al movimento. Chi sono quetsi signori che si riconoscono in una divisa improvvisata di felpe, cappucci, caschi, bandane nere che puntualmente si inflitrano e sfasciano tutto? Negozi, auto, blindati ma anche sogni, rivendicazioni, libertà di espressione e di opinione. In una sola parola, ammazzano la voglia di democrazia.
Le polemiche proseguiranno per giorni. Tutti condannano la violenza, ma nasceranno i distinguo. Perché non c'era un servizio d'ordine interno? Perché alcune vie non sono state adeguatamente protette dalle forze dell'ordine? Perché con una attività di intelligence non si riesce a bloccare per tempo queste incursioni, che già da settimane erano "annunciate" da vari segnali in giro per la rete? Perché questi gruppi - chi dice di anarchici, chi di autonomi, chi di ultrà, quello che siano - hanno il solo scopo di usare la violenza e cercare lo scontro?
Domande a cui difficilmente avremo risposta. Però forse si poteva evitare lo sfascio di oggi. Davvero è tutto casuale? Davvero è così difficile indviduare gli autori delle violenze, prenderli e condannarli?
Resta la consapevolezza che non ci si può permettere di essere "ingenui", in questo 2011 di crisi profonda. La tensione sociale è alta, e l'esplosione delle tensioni a volte fa comodo. Per fortuna che non c'è scappato il morto. Perché oltre l'indignazione, c'è poi la rassegnazione per un mondo che non si può mutare. O per il retropensiero che qualcuno muova le pedine giuste per mettere a tacere ogni richiesta di reale cambiamento, distogliendo l'attenzione dal "cuore" del problema.
Invece credo che ci sia molto di buono nel movimento. L'abbiamo visto in quel grido "no violenza, no violenza" indirizzato contro i black bloc in azione. L'abbiamo visto negli sguardi impauriti e delusi di tanti che erano andati a Roma per fare sentire la propria voce. C'è una richiesta vera, una necessità reale di cambiare un sistema che sta implodendo e che ha assoluto e urgente bisogno di essere modificato. Questo sarebbe il compito della politica, posto che la politica nel XXI secolo è partecipazione. Partecipazione globale e totale, che deve avvalersi degli strumenti di comunicazione che offre la tecnologia e che impone una riflessione attenta e vera alla "casta" che detiene il potere. E che non va sacrificata sull'altare della ribalta della cronaca, traguardo a cui qualcuno evidentemente punta.
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Autore
Giornalista dell'agenzia Blu Media, sono stato il responsabile di Radio Zammù, la radio dell'università di Catania. E ho anche scritto un libro "Tangueria" (A&B Editrice)!



