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BSBE: «Un disco contro la tristezza»

Scritto da Riccardo Marra il 12 dicembre 2011

"Do It" è il nuovo album per i Bud Spencer Blues Explosion, canzoni veloci, sprezzanti e antidoto contro ogni malinconia. Il duo romano rilegge il blues in salsa italianissima, sfornando brani, appunto, esplosivi. Ecco l'intervista di Ustation Musica ad Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio

Le sberle, loro, come il mitico Piedone citato con efficacia nella loro ragione sociale, le danno a colpi di doppietta elettrica chitarra e batteria. I Bud Spencer Blues Explosion sono soprattutto questo: schiaffi sonori, velocità, blues aggressivo, rapido, estemporaneo… unito a un impianto pop che rende il tutto godibilissimo. Dopo un primo celebratissimo disco omonimo (e una prestigiosa partecipazione al concertone del Primo Maggio del 2009), Adriano Viterbini (chitarra e voce) e Cesare Petulicchio (batteria) dal Tufello, Roma, tornano con DO IT, un titolo che è tutto un programma ma anche un acronimo che scoprirete leggendo l’intervista di Ustation Musica. Parate il colpo, però, i Bud Spencer hanno le mani pesanti.

 
Partiamo dal titolo del nuovo disco: Do it. A un primo sguardo sembra voler dire: “non pensare, fai!”, no?
(Adriano) Fare è da sempre il nostro imperativo... abbiamo sempre cercato di non perdere troppo tempo e non girare intorno alle problematiche che ci sono intorno alla vita di una band. Il titolo rispecchia a pieno la nostra attitudine. Ci piace arrivare al sodo senza troppi giri di parole e vogliamo dare al pubblico immediatezza e sincerità.
 
Ascoltando il disco c’è proprio la sensazione dell’immediato. Un disco veloce che vive di vampate?
(Cesare) E' proprio quello che volevamo ottenere da queste registrazioni. Abbiamo puntato a dare un impatto più live del precedente, registrando la base in presa diretta e aggiungendo solo qualche chitarra, percussioni e naturalmente voci. Sicuramente rispecchia molto di più la nostra identità di band e siamo felici di aver fatto un ulteriore passo in avanti verso la creazione di un nostro sound.
 
C’è qualche ascolto in particolare che ha ispirato questo disco?
(A) Artisti come Chris Whitley o i Queens of the Stone Age o gli Helmet echeggiano nella scaletta del disco. E' normale che i nostri ascolti influenzino in maniera importante il sound. Credo che in quest’album abbiamo solcato un percorso da seguire, a differenza del primo disco. “Do It” ci piace, è tutto ciò che avremmo voluto riassumere, è un biglietto da visita più che comprensibile per chi ascolta i Bud per la prima volta.
 
Ho letto che avete concepito le canzoni nelle pause del lungo precedente tour, è un aspetto che si sente nel nuovo disco?
(C) Sicuramente! E' stata molto dura fisicamente e psicologicamente non fermarsi praticamente mai per mesi, ma mentre eravamo a lavoro su Do It ci siamo accorti che forse se non l'avessimo registrato tra una data e l'altra, non saremmo riusciti a dargli quella impronta live che cercavamo.
 
Un pezzo si intitola Dio odia i tristi. Si potrebbe aggiungere “Dio odia le band tristi”? Sembra un umore comune tra le band italiche, vi dà fastidio?
(A) Dio Odia I Tristi, cioè D.O.I.T... è lo spirito con cui ci poniamo nei confronti della vita. Un approccio positivo, nella musica, è per noi importantissimo, soprattutto per il periodo che stiamo vivendo in Italia.
 
Il disco è prodotto da Yorpikus. Vi trovate bene nell’indipendente? O ambite a trovare posti “più comodi”?
(C) Non so in questo momento storico per la discografia quali possano definirsi "posti più comodi". Noi fondamentalmente basiamo la nostra attività artistica principalmente sul live. La cosa più importante disco graficamente però è avere il disco in tutti i negozi fisici e digitali, in modo che la gente possa conoscerci e magari venirci a vedere. E la nostra etichetta al momento riesce abbastanza a soddisfare le nostre esigenze. Mah.. chi vivrà vedrà...
 
Sin dall’esordio la lingua italiana ha rappresentato una sfida per la musica che fate? Sarebbe stato forse più facile modulare l’inglese…
(A) Non parliamo inglese così bene da essere credibili, purtroppo. Però cantare in italiano ha il suo aspetto positivo, di sicuro  crea una miscela insolita. È una sfida cercare di far suonare bene le parole su una musica nata con un altro suono vocale. 
 
Siete sempre nella formazione a due. Vi bastate a vicenda o arriverà un giorno un allargamento della band? Litigate mai? 
(C) Non penso che i Bud diventeranno mai di più di due. Sicuramente ci saranno in futuro tante collaborazioni, come del resto abbiamo sempre fatto, ma in due ci troviamo sempre meglio. Litighiamo? Diciamo che con la ragione evitiamo di arrivare a farlo… in realtà andiamo musicalmente molto d'accordo, per il resto ognuno fa la sua vita.
 
Perché il blues? Come vi siete avvicinati a quella musica, seppur declinata in versione ‘hard’?
(A) Da ragazzino, intorno ai dodici anni, mio padre portò a casa la colonna sonora del film "Mississippi Adventure"... da lì mi sono avviato per la via del blues. Ho studiato giorno e notte i vecchi chitarristi bluesman e le nuove realtà, filtrando tutto con gli ascolti del liceo... al liceo artistico ascoltavamo Fugazi, Nirvana, No Means No, Gorilla Biscuits... Cesare invece è sempre stato fan di Led Zeppelin , Ac/Dc e del rock classico misto al grunge... l'unione delle esperienze musicali sono i Bud Spencer Blues Explosion.
 
E Roma? Cosa succede nella capitale? C’è un movimento musicale che si muove?
(C) Roma è da un po' di anni una città molto attiva musicalmente. Almeno per quel che riguarda le band, ce ne sono sempre di più e sempre di migliori, questo sicuramente grazie alla grande quantità di live club che ci sono. Quello che manca, che secondo me è un grosso freno, è la presenza di etichette disposte a investire, anche un minimo, su i giovani artisti. Roma è ancora molto schiava del cantautorato vecchia scuola e infognata nelle dinamiche della vecchia discografia. Ormai è tutto cambiato e questi vecchi produttori non ci stanno capendo più niente, ma hanno l'arroganza di voler insegnare il mestiere. L'alternative italiano è in mano ai giovani e mi piacerebbe che anche a Roma ci fosse questo ricambio generazionale. 
 
Di recente ho avuto la possibilità di intervistare il mitico Bud Spencer che, udite udite, conosce le vostre canzoni. A quando una collaborazione? 
(A) Siamo strafelici che Bud conosca le nostre canzoni, speriamo di conoscerlo presto, per noi è un mito vero e proprio!

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Autore

Riccardo Marra
Email: riccardomarra@hotmail.it
Età: 29
Sesso: M
Regione: Sicilia
Provincia: Catania

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REDAZIONE USTATION MUSICA