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Cultura & Spettacolo

I media universitari su Broadcast & Production

Scritto da Michele Spalletta il 11 gennaio 2012

L'importante rivista di settore media inizia il nuovo anno con una rubrica dedicata alle web radio e tv universitarie, grazie alla partnership con Ustation e Radni. Primo appuntamento con UniCa Radio. Il direttore del bmestrale Andrea Rivetta: «I nuovi linguaggi e la dimestichezza con le tecnologie audiovisive alla base dei professionisti del terzo millennio»

Da decenni il gruppo editoriale statunitense NewBay Media si occupa di tecnologia per la produzione radiotelevisiva, grazie a numerose riviste pubblicate in tutto il mondo. In Italia è presente con il bimestrale Broadcast & Production, che si rivolge agli “addetti ai lavori” nel campo della produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi. E nell’era del web l’interesse della rivista, diretta da Andrea Rivotta, si rivolge anche ai media universitari.

Da qui nasce l’accordo tra la testata giornalistica, Ustation e RadUni, per la pubblicazione di una rubrica dedicata a una web radio o tv universitaria italiana. Rubrica che partirà con il primo numero di Broadcast & Production, a fine febbraio (disponibile gratuitamente in formato digitale sul sito), e dedicata alla web radio dell’università di Cagliari, UniCa Radio. Segno, anche questo, che il sistema della produzione audiovisiva sta allargando i propri orizzonti in funzione delle nuove possibilità offerte dal digitale.

«In tutta la sua storia – ci racconta il direttore Andrea Rivetta – il gruppo editoriale si è confrontato, nei vari Paesi, sempre con mercati di pochi soggetti ma molto grandi, come i grandi broadcaster. Oggi invece stiamo vivendo sulla nostra pelle la pervasività della tecnologia della produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi digitali che riguarda un sempre maggior numero di soggetti. Noi non ci rivolgiamo al cosiddetto “utente finale”, sicuramente però oggi la tecnologia digitale ha comunque fatto aumentare enormemente il numero di chi si occupa di produzione audiovisiva, anche a livello professionale, ma con delle dimensioni operative anche molto piccole».

ASCOLTA L'INTERVISTA A ANDREA RIVETTA


Tra questi nuovi soggetti ci sono ovviamente i media universitari che, seppur in maniera ancora diversa rispetto agli omologhi statunitensi, rappresentano una realtà da attenzionare per diversi motivi.

«Quest’anno – continua Rivetta - inauguriamo una serie di nuove rubriche per intercettare ancora meglio l’urgenza e emergenza di novità che è rappresentata proprio da questi mini e micro media digitali. Nei Campus degli Stati Uniti la cultura della produzione audiovisiva è di vecchia data. Le nostre riviste da decenni si occupano della produzione audiovisiva nei Campus dove esiste una cultura molto radicata e molto avanti rispetto al nostro mondo accademico, con congrui investimenti e strutture e budget assimilabili a quelli commerciali. Da noi è stato necessario un drastico abbassamento della soglia di accesso da un punto di vista economico, provocato dalla disponibilità del web. Ma ormai da alcuni ani anche in Italia il mondo accademico si è impegnato nella produzione di radio e televisione, sviluppando competenze e professionalità».

Professionalità che si sviluppano già dalle sedi di formazione per eccellenza come le università che rappresentano anche il punto di sperimentazione per nuovi linguaggi.

«E’ chiaro – conclude il direttore di Broadcast & Production - che i nuovi professionisti del terzo millennio, a partire dal loro percorso accademico, devono poter disporre di strumenti che educhino anche agli aspetti più raffinati dell’utilizzo dei linguaggi audiovisivi. Oggi non credo che qualunque laureato non abbia bisogno di avere dimestichezza con le tecnologie audiovisive. Quindi le esperienze che si realizzano in questo modo dal basso, come nel caso dei media universitari, probabilmente rappresenteranno alcuni dei pilastri sui quali si fonderanno le competenze di queste persone, indipendentemente da quale sarà poi effettivamente il loro ambito applicativo».


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