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Calibro 35, pallottole "puramente casuali"
Scritto da Riccardo Marra il 20 febbraio 2012Torna la band milanese con il disco "Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale". Un nuovo avvincente viaggio nelle colonne sonore dei poliziotteschi anni 70. Ma non solo...
Vestiti gessati, automobili con vetri oscurati, Italia-America a suon di piombo, sparatorie, accenti del sud e mille storie che dondolano tra il western urbano, il trash e il riferimento (neanche troppo velato) agli anni più violenti del secolo scorso: quelli di piombo. I film poliziotteschi erano questo. Erano l’espressione iperbolica della malvivenza nelle città, che fosse Napoli o Milano o Roma, poco importava, perché inseguimenti, gang, affari lerci, popolavano tutto lo Stivale.
Punto fondamentale del successo di quei film (oltre, certo, alla faccia tragicomica di Tomas Millian o quella enigmatica di Giuliano Gemma e alle regie sperimentali di Steno, Lizzani o Castellari) erano le colonne sonore. Roba veloce, thrilling, con basso e tastiere in bella evidenza. Vedere un poliziottesco era anche seguire la tensione del suono perfettamente correlato con le sgommate delle automobili, le sirene della polizia e i fischi sordi delle pallottole. Autori? Goblin, Morricone, Simonetti, Bacalov, Trovajoli...
E poi? Morto il genere, morì anche quel tipo musica. Fino al 2007, quando una band milanese, i Calibro 35, ha deciso di riportare in vita quei suoni. Tre dischi (tra cui l’ormai cult “Ritornano quelli di…”), tour in America, partecipazione a colonne sonore (“Red”, “Vallanzasca - gli angeli del male”), la band formata da Enrico Gabrielli, Massimo Martellotta, Fabio Rondanini, Luca Cavina, ecco che torna in questo 2012 con un nuovo capitolo noir della loro saga.
Il titolo? Ancora una volta tutto un programma: Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale (scritto a caratteri grandi su sfondo nero) è un disco irresistibilmente vintage, sbollentato in salsa funk-progressive e nevrotico al punto giusto. I Calibro però stavolta non rifanno solo le musiche dei poliziotteschi degli anni 70, non si affidano solo a lunghe serpentine strumentali e non “restano” intrappolati tra i marciapiedi dell’Italia più violenta. Ora spuntano pezzi inediti, pezzi cantati e scenari nuovi (“New Dehli Dehli”, “New York New York”). Una tracklist che vive, quindi, di atmosfere più variegate e suggestioni inedite con tagli sentimentali ("Pioggia e cemento"), aggressività hard rock ("Arrivederci e grazie") e le immancabili cover (2: "Passaggi nel tempo di Ennio Morricone" e "New York New York " di Piero Piccioni)
Il tutto miscelato dalla registrazione americana avvenuta al Brooklyn recordings per quasi 41 minuti di scorribande sonore. Dunque nuovi omicidi sonori che “dicono di…”, “ricordano i”, “suonano come…” ma che, alla fine, rimangono riferimenti, puramente casuali.






