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Adi: basta con il ricatto delle docenze a basso costo
Scritto da Redazione Ustation il 22 febbraio 2012 » U-City: RomaL'Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani denuncia il contenuto del decreto semplificazione in materia di Università."L'Universià italiana è al collasso. Non solo la ricerca è ai minimi storici come finanziamento ma manca ormai anche il personale per fare lezione''
Il ministero dell'Istruzione ''invece di prevedere lo sblocco del turn-over e cominciare un reclutamento serio preferisce coprire i corsi con contratti indecenti a paga irrisoria: ricordiamo che la tradizione del passato vedeva in molti casi compensi simbolici di 1 euro a corso''. Lo denuncia l'Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) riferendosi a quanto previsto nel decreto per la semplificazione in materia di Università.
''Finalmente - fa notare in una nota - ha semplificato l'articolato eliminando parti del testo: le tutele dei precari, o meglio quelle norme che limitavano la possibilità di ''utilizzare'' i precari per le docenze gratuite o a compensi vergognosi. L'importante è semplificare. La legge Gelmini (Art 23) prevedeva che i contratti di insegnamento a titolo gratuito o con compenso basso a piacere (comma 1) fossero esclusivamente affidati a ''esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale, che siano dipendenti da altre amministrazioni, enti o imprese, ovvero titolari di pensione, ovvero lavoratori autonomi in possesso di un reddito annuo non inferiore a 40.000 euro lordi''.
Per tutti gli altri, sopratutto i precari, venivano previsti (comma 2) - ricorda l'associazione - contratti a titolo oneroso (pagati quindi, che volgarità!) con un compenso minimo di 25 euro lorde per ora. In molti atenei questa cifra è stata aumentata perché ritenuta lesiva della dignità dei dottori di ricerca. Nel nuovo testo le limitazioni ai contratti del comma 1 sono venute meno e quindi adesso il ricatto delle docenze a basso costo nei confronti dei precari dell'università ricomincia come e peggio di prima. Il fatto che ai precari potessero essere affidati solo contratti del secondo tipo era una delle poche garanzie contenute nella riforma Gelmini (tra l'altro frutto dell'unico emendamento approvato su proposta dall'allora opposizione, quindi non proprio merito del Ministro)''.
Secondo l'Adi ''la verità è che ormai l'Universià italiana è al collasso. Non solo la ricerca è ai minimi storici come finanziamento ma manca ormai anche il personale per fare lezione''. Sottolineando che questo ''inficia la qualità delle docenze, lede la dignità dei dottori di ricerca italiani e bloccherà ancora una volta i processi di reclutamento'', l'associazione chiede che si intervenga in maniera immediata su questa normativa. ''Ma un aspetto positivo c'è: il Ministero ha preso atto - conclude - della necessità di reclutare nuovo organico per gli atenei italiani. Adesso si riparta dal dare qualche prospettiva ai tanti precari che ancora hanno il coraggio di lavorare nelle nostre universita''.
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