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MuZic presenta: Daniele Celona

Scritto da Riccardo Marra il 19 luglio 2012

Musicista, autore e "cantautore taurinense", Celona è l'artista della settimana per Zimbalam. Andiamo alla scoperta del suo nuovo disco dal titolo emblematico "Fiori e demoni". «Mi ha sempre affascinato analizzare il travaglio - dice il cantautore nell'intervista a Ustation Musica - ancor più del lieto fine o della sconfitta che ne seguono»

Se c'è una cosa che in Italia ci sarà sempre è la scuola dei cantautori. Sembra come se il nostro paese non possa fare a meno di quel modo di interpretare la musica per "farsi" raccontare. Daniele Celona è uno di questi cantautori, viene da Torino, e "guarda" il paese con la giusta osservazione critica e poi la vita, con uno sguardo più universale. Andiamo alla scoperta di un autore complesso, dalle diverse dimensioni, che ha scelto un titolo efficace per il suo ultimo disco: "Fiori e demoni".

Daniele, cominciamo da qualche nota biografica: quando hai cominciato, quando hai capito che volevi fare questo nella vita?
Vengo da studi di piano classico e jazz. Ho finito per privilegiare la scrittura sulla chitarra perché mi consentiva un approccio più istintivo e ignorante alla composizione. Un processo per colori e non per schemi. Ho avuto in passato qualche tiepido contatto con la discografia major, uscendone con ossa rotta e qualche spassoso aneddoto. Dopo quell’esperienza, mi sono concentrato sulla scrittura, senza esibirmi dal vivo o far ascoltare le canzoni ad altri che non fossero le mie quattro mura. Produrre artisticamente altre band mi ha riportato in contatto con la dimensione live, facendomi tornare il desiderio di salire sul palco e condividere brani inediti. L’esigenza di dar corpo a pezzi migliori dei precedenti ha avuto come corollario il ricercare nuove soluzioni vocali. Gli autodidatti hanno talvolta una marcia in più, quanto a personalità, ma spesso si portano dietro difetti ingenti, che difficilmente supereranno. La mia voce giova e risente di questa cattiva educazione. Credo possa colpire per la sincerità con cui sposa un testo più che per un fattore tecnico. Da questo punto di vista ho davvero molta strada da percorrere.
 
Ascoltandoti c'è un dato incontrovertibile: il tuo modo di cantare viene dal centro dello stomaco. Vuoi dare tutto? Non rischi di "denudarti" troppo?
Il vero potenziale momento di nudità, di vulnerabilità è quello della scrittura del brano. Talvolta il processo è semplice, ci si mette del mestiere, si fa un taglia e cuci di appunti testuali e sonori. In alcuni casi però si tratta di un vero e proprio mix di autoanalisi ed autodistruzione, una catarsi che ti coglie all’ improvviso, tanto potente quanto pericolosa, vissuta per fortuna nella sfera privata. Rispetto a questo processo, la registrazione di una take di voce per un disco, per quanto si riesca a entrare nello spirito del pezzo, si riesca a “sentirlo”, avrà comunque un effetto edulcorato, interpretato. Forse solo l’ esecuzione live, anche se imperfetta e sgraziata, può far rivivere quel senso di  adesione totale tra voce e testo e in alcuni casi sublimarla nella cerimonia collettiva di condivisione con la band e col pubblico. 
 
Il titolo del tuo disco "Fiori e demoni" vive di una contrapposizione in termini. E' la vita che è fatta di colori e spettri?
Il titolo è da un lato sintesi del mio approccio onnivoro all’ ascolto e alla produzione musicale. Dall’altro, insieme all’ artwork di copertina, vuole fornire un ossimoro visivo, un frattale che rappresenti le tensioni e le contraddizioni vissute dall’uomo moderno nella società italiana e non. Fiori e demoni sguazza dentro queste tensioni, le taglia trasversalmente, da un lato all’altro del tessuto sociale. Analizzare il travaglio, che affrontare ostacoli comporta, mi ha sempre affascinato, ancor più che esporre il lieto fine o la sconfitta che ne seguono.
 
Il pezzo "Acqua" contiene parole aspre. Acqua come elemento che pulisce? Che scorre? Indifferente?
Dal punto di vista dell’ arrangiamento, il ritornello di Acqua doveva essere immediato, uno slogan che si contrapponesse a delle strofe così descrittive, dense di personaggi ed eventi che si incastrano l’un l’altro. L’idea era quella di richiamare alla mente il gioco infantile col quale si procede per tentativi alla ricerca di qualcosa. Come tale, rappresentare la superficialità di chi amiamo, ma non è in grado di comprendere lo scenario che ha di fronte, perché osservato sempre a distanza, senza mai farne parte veramente. Fin dai primi streaming ho notato invece, ed è anche questo il bello di scrivere, che ogni ascoltatore dava a quei versi il significato più vicino alla propria esperienza personale, finendo per suggerirmi interpretazioni anche totalmente divergenti. 
 
In "Ninnananna" parli del rischio della riapertura delle centrali nucleari. E' secondo te un rischio definitivamente scongiurato?
Il brano è stato scritto in Sardegna, prima del referendum. Un paradiso terrestre, quale l’isola è, utilizzato come cuscino per lo sfintere delle centrali atomiche,  è un pensiero che mi manda ancora il sangue al cervello, così come quello di un popolo italiota che potesse ritenere solo possibile, subire anche questo sopruso. Il rischio non è scongiurato. Il no al nucleare deve essere ribadito costantemente. Ripeto quanto dico sempre: un essere vivente non ha il diritto di immettere nel suo ambiente scorie e veleno per un ciclo di vita  infinitamente superiore al suo. Siamo ospiti temporanei, non padroni, di questo pianeta.
Da qualche tempo si parla di una scena cantautorale torinese, che ne pensi?
A esser sinceri non sono così ferrato in materia. Forse per vicinanza di sound, conosco molte più le band della mia città rispetto ai cantautori. C’è una bella iniziativa che si chiama “Minoranza d’Autore” che ne raccoglie un po’, ma il numero
di noi stornellari è effettivamente più alto ed è in crescita. A Settembre l’Arci organizzerà una 5 ore di soli cantautori taurinensi, alla quale parteciperò anche io. Probabilmente dopo tale data avrò un quadro più preciso della situazione. 
 
Mi dai tre nomi di artisti a cui fai riferimento? E perché...
Thelonious Monk: in questo caso è il mai sopito amore per il piano a dettar legge.
Yoko Kanno: autrice giapponese nota ai più per le colonne sonore di molti Anime. Ha un’ apertura mentale e capacità compositive straordinarie, passando da lirica al jazz, all‘ hard rock, nell’ ambito della stesso disco.  
We Were Promised Jetpacks:  forse la mia band preferita di questi ultimi due anni. Intensità melodica e potenza ritmica è la formula che anche io ricerco. Questi antidivi nerds e talentuosi, sono il paradigma con cui confrontarsi. 
 
Domanda secca: Sanremo sì, Sanremo no?
Attualmente sarei assolutamente fuori contesto. Poter portare in quella dimensione un pezzo che parli di sesso o politica, senza filtri, sarebbe divertente, ma non sarei certo il primo ad averlo fatto per poi  esser messo nella condizione dell’ alieno e quindi fagocitato come incidente di percorso. E’ la manifestazione in toto a necessitare di un brusco cambio di rotta e di una direzione artistica illuminata, che le consenta di riappropriarsi almeno parzialmente, del significato delle parole “festival della musica italiana”.   
 
Concludiamo ricordando a chi ci legge dove è possibile trovarti e ascoltarti su internet.
C’è un sito ufficiale www.danielecelona.it  dove reperire informazioni e link correlati. Grazie a Zimbalam il disco in digitale è reperibile sulle maggiori piattaforme. E’ presente anche su Bandcamp (http://danielecelona.bandcamp.com/).
L’ acquisto su web del cd fisico è possibile dal sito della Ghost Records. Per quanto riguarda lo streaming i primi siti a darci appoggio sono stati Dance Like Shaquille O’ Neal e Breakfast Jumpers. Il disco è ora ascoltabile anche sulla mia pagina Rockit. 
 

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