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Abitare su Marte e sulla Luna, grazie all’università di Cagliari
Scritto da Alberto Conti il 01 agosto 2011Un progetto tutto Italiano, nato dalla collaborazione dell’ateneo sardo con l’ASI, permetterà di sfruttare le risorse presenti in loco per costruire elementi strutturali sulla Luna e su Marte. In molti vedono nel progetto il primo passo verso la colonizzazione dello spazio
Il sogno dell’uomo di vivere nello spazio, descritto i libri e film di fantascienza , potrebbe presto diventare realtà e il merito di questo passo avanti dell’umanità, qualora ciò diventerà veramente possibile, sarà da attribuire tutto ad un brevetto italiano, per la precisione sviluppato in Sardegna nell’università di Cagliari. Il progetto è iniziato nel 2009 grazie ai finanziamenti dell’Agenzia Spaziale Italiana e al lavoro di diversi partner coordinati dal professore e ingegnere Giacomo Cao, docente dell’Università di Cagliari.
«L’obiettivo principale – racconta il professor Cao - è quello di sviluppare nuove tecnologie per l’esplorazione umana nello spazio. Questo ci ha portato subito a prendere in considerazione la possibilità di realizzare gli elementi strutturali per realizzare delle protezioni a tutti i macchinari che saranno un domani trasportati sulla luna su Marte e eventualmente su asteroidi. Poi se si vuole, anche a livello giornalistico, si è fatto un passo di visibilità e si è parlato di case su Marte, case sulla Luna e addirittura di piani regolatori, ma questo ritengo sia una forzatura che però fa intravedere ciò che si potrebbe realizzare».
ASCOLTA L’INTERVISTA A GIACOMO CAO, DOCENTE DELL’UNIVERSITA’ DI CAGLIARI
«I brevetti nell’ambito del progetto sono sostanzialmente tre. I primi due sono quelli legati ai processi per sviluppare e realizzare elementi strutturali e strutture. E’ un processo che prevede che si sfruttino le risorse disponibili localmente. Per quanto concerne la Luna, che è ricca di questa sostanza, l’ilmenite, che è necessaria per la realizzazione di queste strutture, come previsto dal brevetto, e invece, per quanto riguarda il pianeta Marte, si sfrutta l’ossido di ferro di cui questo pianeta è ricco. Il terzo brevetto è dedicato all’ottenimento di sostanze di vario tipo che possono essere utili e necessarie al sostentamento di astronauti che dovessero svolgere una vera e propria missione marziana e dovrebbero essere alimentati, dovrebbero avere la possibilità di respirare aria».
Per la realizzazione del progetto e le registrazione dei brevetti sono stati realizzati in questi ultimi due anni diversi esperimenti che riguardano sia i materiali di costruzione ricavati da ilmenite lunare e dagli ossidi di ferro del pianeta Marte, che l’estrazione di sostanza quali ossigeno e acqua dall’atmosfera e dal suolo del pianeta rosso. Il prossimo passo, prima di iniziare a costruire nello spazio, sarà quello di simulare sul nostro pianeta il funzionamento del progetto.
«E’ chiaro - conclude speranzoso il professor Cao - che la realizzazione dell’intero processo sulla Terra per dare dimostrazione della fattibilità e della efficacia del progetto stesso necessita ovviamente di uno sforzo finanziario che ci auguriamo possa essere posto in essere nel breve dalla stessa agenzia spaziale o eventualmente anche da altre agenzia, perché è chiaro che nel momento in cui la nostra agenzia non fosse ricettiva rispetto al proseguire le attività noi non avremmo difficoltà a rivolgerci ad altre agenzie o anche a privati».




