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Luca Aquino: "Il mio jazz così rock"

Scritto da Riccardo Marra il 12 settembre 2011

"Chiaro" è il nuovo disco del trombettista beneventano con il suo Oslo Trio. Il jazz incontra il rock per una tracklist piena di sorprese (ad esempio il cammeo di Lucio Dalla). L'intervista di Ustation Musica

Perché in Italia è il momento del jazz? Forse una risposta c’è: gli ascoltatori hanno voglia di sentire musica senza sovrastrutture, senza produzioni milionarie, palchi di 5 metri, sponsor, frotte di teenager. Godere dunque di suoni diretti, virtuosi per carità, ma sempre sinceri. E poi ci sono loro, i trombettisti, che del jazz sono un po’ i fuoriclasse, quelli che… il loro suono è universale, non ci sono mode che tengano. Della “new generation” di jazzisti, Luca Aquino è uno dei trombettisti più interessanti. Quattro project, decine e decine di concerti, diversi modi di usare la sua tromba e di traghettarla (da Skopje a Oslo partendo da Benevento). Aquino, direttamente dalla terra delle streghe, pubblica un disco speciale: si chiama Chiaro, esce per la Tùk Music, l’etichetta di Paolo Fresu, e vede al suo fianco Audun Erlien e Wetle Holte, duo norvegese. Un disco cinematico, dai suoni arcani, ma dall’intensità rock. Ustation Musica intervista Luca Aquino

 
 
Luca, partiamo dall’inizio. Dove e come hai incontrato Audun Erlien e Wetle Holte? E cosa vi ha portato a formare il trio?
Ascoltai Audun e Wetle prima con Nills Petter Molvaer e poi con Eivind Aarset. Una ritmica affiatata, grintosa, ipnotica e attenta ai suoni e sembravano giusti. Tramite Enrico Iubatti li contattai e decisi di andare direttamente ad Oslo a registrare “Chiaro”. Dopo “Lunaria”, per ora, è il mio trio preferito.
 
Mi sono chiesto del titolo “Chiaro” e mi sono dato una risposta. Con questo nuovo disco sei voluto uscire dal labirinto di Icaro Solo per tornare alla luce? 
In un certo senso si. Avevo voglia di urlare Icaro Solo. 
 
Altro aspetto identificativo dell’album è il suo impatto cinematico. I pezzi sono piccoli film, suggeriscono immagini in movimento. Hai mai pensato di farti accompagnare dal vivo proprio da un video? E ti piacerebbe scrivere una colonna sonora?
La presentazione di “Chiaro” al festival jazz di Pozzuoli è stata accompagnata da Hermes Mangialardo, che ha tra l'altro ideato il video del singolo “Oslo”. Spero nel prosieguo della nostra collaborazione. Sarebbe bello scrivere una colonna sonora di un film di fantascienza o per un thriller in bianco e nero, con un quintetto di ottoni più elettronica.
 
Oslo è un pezzo magnifico: ha un climax emozionante, un impasto sonoro trasognante e la tua tromba è lontana, arcana. Mi racconti com’è nato questo pezzo?
Il brano è di Alessandro Di Liberto, grande pianista e caro amico sardo. Gli chiesi di utilizzare il tema e decisi di sviscerarlo. In sala col trio l'abbiamo registrato tante volte ma poi in fase di ascolto la prima si è rilevata quella giusta. Sporca, nordica. Glaciale ma poco ironica. Il suono della mia tromba in Oslo è filtrato da un distorsore utilizzato molto dai chitarristi metal ma, in fase di missaggio con Carlo Zollo, abbiamo deciso di tirare giù il suo volume e allontanarla, dando più spazio alla batteria di Wetle e per dare al brano un corpo unico. Quello del trio.
 
Quanto il tuo jazz è rock? In apertura disco tributi il Bonzo Bonham…
Prima di innamorarmi del jazz ascoltavo il rock degli Ac/Dc e dei Led Zeppelin, ai quali ho dedicato interamente un progetto live col quartetto “Depistaggio 4et”. Finora i miei album, a parte Icaro Solo, hanno avuto sicuramente un approccio sonoro e ritmico rock ma ora sono pronto a registrare per il 2012 un album acustico, con una formazione inedita alla quale sto pensando. Ora ho voglia di interplay, di Jazz.
 
Poi c’è La mer, brano in cui ospiti Lucio Dalla. Come nasce il vostro incontro?
Ho conosciuto Lucio tramite Mimmo e Ginestra Paladino. E' stato un'emozione unica essere insieme in sala di registrazione perchè, oltre ad un grande artista, si è rilevato una persona umile e determinata. Il brano dove partecipa in “Chiaro” è “La Mèr” di Trenet. Ha cantato in francese, ovviamente divinamente.
 
Tùk music di Paolo Fresu. Parlami di questa realtà…
E' vero, la Tùk è una realtà ormai. Dopo tre dischi con Universal non potevo che procedere con un amico e Paolo si è rilevata la persona giusta. Mi ha sempre insegnato tanto e per me è un grande onore avere avuto un produttore sensibile e preparato come lui. Con Tùk ci sono produzioni importanti come quelle di Casarano, Ferra, Alborada e, in collaborazione con la My Favorite Record di Patrizio Romano, il bel disco di Marco Bardoscia “The dreamer”.
 
La tromba e Luca Aquino. Un rapporto d’amore? Di sfida? Di odio? Di complicità?
I primi anni sono stati complessi. Imitavo i suoni di Freddie e Woody, non miei. Ora sono contento del mio suono e del mio curioso approccio che non sostituirei con nessun altro. Ultimamente ho ascoltato un trombettista neworkese, Ambrose. Fortissimo. E ho deciso di rimettermi a studiare lo strumento.
 
Ultima domanda: hai chiamato il tuo cane Chet, come Chet Baker. Qual è la qualità che più apprezzi della sua musica?
Della musica di Chet apprezzo il relax, la sensibilità e la completa devozione al suono e al tempo. Chet aveva un'anima gigante che trapelava dal suo profondo soffio. La prima volta che l'ascoltai ne rimasi folgorato. Era una raccolta pubblicata dalla rivista Musica Jazz e per me resta il primo bacio. Per anni ho avuto sempre paura di pronunciare il suo nome ora non più. Ed ecco che il mio cucciolo si chiama Chet.
 

www.myspace.com/lucaaquino


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Autore

Riccardo Marra
Email: riccardomarra@hotmail.it
Età: 29
Sesso: M
Regione: Sicilia
Provincia: Catania

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REDAZIONE USTATION MUSICA