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Si può fare, il motore di ricerca semantico
Scritto da Alberto Conti il 10 maggio 2011Flora Amato, ricercatrice di Napoli, ha progettato un motore di ricerca che sfrutta i concetti anziché le parole chiave. La prima applicazione per aiutare gli operatori dei Call centre a consultare velocemente le guide
“Si può fare” è l’iniziativa di Ustation.it dedicata alle start up di Working Capital di Telecom Italia. Ogni martedì e venerdì, ascolteremo le interviste ai protagonisti di questi innovativi progetti. Per questo terzo appuntamento, abbiamo scelto un motore di ricerca creato da Flora Amato. La differenza, rispetto a quelli che siamo abituati ad utilizzare è che anziché sfruttare le parole chiave, si basa sui concetti.
«Il motore semantico di assistenza clienti – spiega Flora Amato - vede l’integrazione tra un motore di ricerca, come siamo abituati normalmente su internet, con tecnologie semantiche, ovvero di trattamento, nel nostro caso di testi, che ci permettono di fare ricerche e di accedere alle informazioni non più attraverso il matching, la corrispondenza di parole chiave, ma attraverso una corrispondenza per concetto. Può accadere che un utente che fa una ricerca possa esprimere un concetto con un termine diverso da quello che pretende da chi ha prodotto i documenti».
ASCOLTA L'INTERVISTA A FLORA AMATO
Telecom Italia sta sviluppando questo progetto per i propri call centre e in particolare per aiutare gli operatori a consultare velocemente le guide poiché chi ha scritto le guide può esprimere un concetto con termini differenti da quelli usati dall’operatore per cercare quelle informazioni.
«Il motore di ricerca sintattico – continua Flora Amato - se scrivo “fattura” può non restituire il documento in cui è presente “ricevuta” oppure “modulo”, mentre un motore di ricerca semantico associa questi termini tra loro in modo che possa formare un concetto. Quindi un motore di ricerca semantico mi permette in uno scenario di questo genere di produrmi dei risultati in cui non solo è presente il risultato fattura, ma anche documenti in cui è presente lo stesso concetto, ma espresso con termini diversi».
Quella per Telecom, però, è solo una delle possibili applicazioni del motore di ricerca semantico. Il progetto, la metodologia, su cui la ricercatrice lavora con il suo gruppo di ricerca all’Università Federico II di Napoli, è generale.
«L’idea base è sempre quella di migliorare la qualità della ricerca – conclude Flora Amato - il supporto semantico è solo una strada. Altre sono quelle di sfruttare implicitamente le operazioni dell’utente. Tipicamente l’utente si collega al motore e continua a cliccare sui risultati fermandosi o nel caso peggiore, stanco per non aver trovato quello che cercava, o nel caso migliore fermandosi quando ha trovato esattamente la pagina web, il documento, che soddisfa le sue esigenze. Quindi c’è una relazione implicita tra le parole che l’utente ha utilizzato per indicare il bisogno informativo, quindi per indicare cosa stava cercando e il documenti su cui clicca. Quindi questo è un mio possibile futuro».




