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Università

"Un'Università autonoma, democratica, utile al Paese": questo il titolo dell'assemblea voluta dall'ANDU lo scorso 2 novembre presso il Politecnico di Torino, spinta dalla necessità di discutere tra professori, associati, ricercatori, precari e studenti di iniziative e metodi per far fronte ad un ddl Gelmini che se venisse approvato alla Camera entro il prossimo 25 novembre, porterebbe ad un deterioramento dell'Università pubblica, soprattutto sul piano della ricerca e della didattica.
Molti i punti che preoccupano, non solo legati ad aspetti mediaticamente più discussi, come i tagli ai fondi pubblici e l'ingresso nel CdA degli atenei di esterni e di rappresentanti di realtà private, il precariato d'ingresso e l'esaurimento dei ricercatori; ma anche quelli di cui si parla – volutamente? - di meno, come la questione riguardante il Governo di Ateneo. "Il precariato d'ingresso e l'esaurimento dei ricercatori sono punti che anche in un buon decreto legislativo dipendono fortemente da un adeguato finanziamento", sottolinea Alessandro Ferretti, ricercatore e organizzatore nazionale della Rete 29 aprile, "il Governo d'Ateneo no". L'attuale DDL prevede infatti che a poter entrare nel consiglio di amministrazione delle Università possano essere solo "persone con competenze in materia economica e finanziaria", escludendo di fatto dalla valutazione delle linee di ricerca e della didattica i "veri scienziati", a favore di esigenze prettamente economiche. Diego Montanari e Nunzio Miragli, parlando invece di un “complotto” in cui si inserirebbe questo decreto, volto a portare avanti gli interessi di Confindustria e rafforzare contemporaneamente il potere dei rettori e della CRUI. “Questo ddl”, sostiene Montanari riprendendo il discorso di Davide Ascoli, “è parte di un progetto preciso che va avanti da almeno quindici anni nel nostro Paese, che è stato portato avanti sia a destra che a sinistra che ha come obiettivo preciso lo smantellamento dei servizi pubblici a favore dei privati”.
Che fare dunque? In prospettiva delle manifestazioni nazionali del 17 novembre, Giorgio Faraggiana esorta alla costituzione di un movimento comune tra ricercatori, precari, studenti e associati, che organizzi e promuova una serie di iniziative che portino in piazza attraverso azioni come lezioni in strada ed esami sotto i ponti i problemi della scuola, dell’università e della ricerca. “L’unione fa la forza” sembra essere il motto anche di Ferretti, che sollecita ad una concretizzazione in positivo della protesta per “mettere sul piatto della Gelmini delle proposte alternative” a quelle contenute nell’attuale decreto, proposte comuni a tutte le categorie.
In tutto l’uso della rete diventerebbe fondamentale, non solo per dare visibilità e voce ai movimenti, ai punti di protesta e ad eventuali proposte; ma anche per interagire con i media, che spesso in questi giorni creano o alimentano “falsi miti” e “false soluzioni”.
Nel video Alessandro Ferretti spiega perché per i ricercatori la promessa dei 900 nuovi posti da associati non sarebbe una soluzione alla protesta e perché un movimento di contestazione congiunto dovrebbe partire proprio da Torino.
Assemblea ANDU 2/11 - Intervento Alessandro Ferretti (Rete 29 aprile)
Inviato da Eleninja il 04 novembre 2010 | Autore: Elena BorlaSkills autore - Reporter
"Un'Università autonoma, democratica, utile al Paese": questo il titolo dell'assemblea voluta dall'ANDU lo scorso 2 novembre presso il Politecnico di Torino, spinta dalla necessità di discutere tra professori, associati, ricercatori, precari e studenti di iniziative e metodi per far fronte ad un ddl Gelmini che se venisse approvato alla Camera entro il prossimo 25 novembre, porterebbe ad un deterioramento dell'Università pubblica, soprattutto sul piano della ricerca e della didattica.
Molti i punti che preoccupano, non solo legati ad aspetti mediaticamente più discussi, come i tagli ai fondi pubblici e l'ingresso nel CdA degli atenei di esterni e di rappresentanti di realtà private, il precariato d'ingresso e l'esaurimento dei ricercatori; ma anche quelli di cui si parla – volutamente? - di meno, come la questione riguardante il Governo di Ateneo. "Il precariato d'ingresso e l'esaurimento dei ricercatori sono punti che anche in un buon decreto legislativo dipendono fortemente da un adeguato finanziamento", sottolinea Alessandro Ferretti, ricercatore e organizzatore nazionale della Rete 29 aprile, "il Governo d'Ateneo no". L'attuale DDL prevede infatti che a poter entrare nel consiglio di amministrazione delle Università possano essere solo "persone con competenze in materia economica e finanziaria", escludendo di fatto dalla valutazione delle linee di ricerca e della didattica i "veri scienziati", a favore di esigenze prettamente economiche. Diego Montanari e Nunzio Miragli, parlando invece di un “complotto” in cui si inserirebbe questo decreto, volto a portare avanti gli interessi di Confindustria e rafforzare contemporaneamente il potere dei rettori e della CRUI. “Questo ddl”, sostiene Montanari riprendendo il discorso di Davide Ascoli, “è parte di un progetto preciso che va avanti da almeno quindici anni nel nostro Paese, che è stato portato avanti sia a destra che a sinistra che ha come obiettivo preciso lo smantellamento dei servizi pubblici a favore dei privati”.
Che fare dunque? In prospettiva delle manifestazioni nazionali del 17 novembre, Giorgio Faraggiana esorta alla costituzione di un movimento comune tra ricercatori, precari, studenti e associati, che organizzi e promuova una serie di iniziative che portino in piazza attraverso azioni come lezioni in strada ed esami sotto i ponti i problemi della scuola, dell’università e della ricerca. “L’unione fa la forza” sembra essere il motto anche di Ferretti, che sollecita ad una concretizzazione in positivo della protesta per “mettere sul piatto della Gelmini delle proposte alternative” a quelle contenute nell’attuale decreto, proposte comuni a tutte le categorie.
In tutto l’uso della rete diventerebbe fondamentale, non solo per dare visibilità e voce ai movimenti, ai punti di protesta e ad eventuali proposte; ma anche per interagire con i media, che spesso in questi giorni creano o alimentano “falsi miti” e “false soluzioni”.
Nel video Alessandro Ferretti spiega perché per i ricercatori la promessa dei 900 nuovi posti da associati non sarebbe una soluzione alla protesta e perché un movimento di contestazione congiunto dovrebbe partire proprio da Torino.

