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FUGA DEI CERVELLI
Inviato da Didone il 17 aprile 2009
Questo blog vuole essere un luogo di raccolta per tutti coloro che sono dovuti andare lontano da casa loro per trovare un lavoro consono alla propria formazione e alle proprie ambizioni.
Ci chiamano cervelli in fuga, ma non è esattamente quello che siamo. Siamo fuggiti sì, o programmiamo di fuggire, da un Paese che non ha alcuna intenzione reale di guardare al futuro e di crescere, ma non siamo cervelli. Siamo persone, giovani donne e uomini che hanno dovuto prendere il coraggio a due mani e salutare tutto ciò che gli era appartenuto fino a quel momento: genitori, fratelli, amici, luoghi cari, per “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Il cuore, non il cervello, perché è con il cuore che si sogna e s’immagina il proprio futuro, un futuro di impegno, di lavoro, ma anche di gratificazioni, di successi, di concretezza. Restare, invece, sarebbe significato rassegnarsi, come molti nostri amici hanno fatto, a un futuro di compromessi, di attese interminabili, di speranze e sogni strozzati dal confronto con la realtà. Ora siamo fuori dall’Italia, ognuno di noi ha trovato un nuovo paese in cui crescere e sognare, ma non per questo vogliamo dimenticarci della nostra casa, che resta pur sempre la nostra terra. E’ per questo che vi invito a partecipare a questo blog, a questo diario collettivo delle nostre esperienze in giro per il mondo. Qualunque cosa voi pensiate su questa nostra realtà, avete qui uno spazio per esprimerla: l’entusiasmo, la rabbia, la soddisfazione o la delusione, tutto ciò che provate e avete provato raccontatecelo, perché diventi patrimonio comune.
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Autore
Regina. Regina dell'altera Cartago, saggia e amata dal mio popolo. Regina, fedele al marito defunto. Regina, fui. Poi venne lui: naufrago sulle mie coste, lacero e stanco, ma orgoglioso, nonostantetutto. Forte e giovane. Promise fedelta' a me e al mio popolo. Promise amore a me e al mio popolo. Promise di guidare la ricostruzione della mia citta' offesa dalle guerre. Promise e non mantenne. Il sangue mi sal? alle tempie, mi accec? il dolore, il suo tradimento, la sua fuga nella notte. L'onta mi investi' in un solo istante, e con lei la coscienza dell'odio del mio popolo, che pur mi aveva tanto amata. Il mio orgoglio di donna, ferito mortalmente. Quella pira mi attrasse a se', quella pira e la Sua spada: per me, Regina, era l'unica via.

