scuola e meritocrazia

Inviato da Fra il 27 settembre 2009

"Una scuola meritocratica, che educhi alla legalità, degna di un paese non rassegnato ma aperto alle nuove sfide. E' quella che il Governo vuole offrire ai ragazzi italiani. Il merito é la più alta forma di democrazia poiché consente a tutti, a prescindere dai mezzi economici e la provenienza sociale, di realizzarsi nella vita".

Prossima alla laurea specialistica, ho iniziato il mio percorso scolastico nel 1991, quando, varcata la soglia della prima A, già iniziavo ad annoiarmi sui banchi di scuola. In 8 anni di scuola dell'obbligo, 5 di liceo e 5 di università, non sempre ho visto trionfare la legalità e la democrazia. Desiderosa di apprendere, e di essere rispettata come persona, più che come il numerino da interrogare estraendo da un sacchetto i bussolotti della tombola, mi sono spesso scontrata con insegnanti mentalmente pigri, retrogradi, bacchettoni, più conformi alla logica del "tanto lo stipendio me lo danno lo stesso". O, ancora peggio, ho incontrato docenti desiderosi di sfogare le proprie frustrazioni su ingenui ragazzi di 16 anni, minacciando di punire con voti bassi qualora non si fossero omologati, non avessero ripetuto come la filastrocca di Natale, il pensiero del professore di turno.

Personalmente, penso di aver sempre dato il massimo. Vengo da una famiglia numerosa, dove nulla mi è stato regalato, dove ho imparato il valore delle cose, il sacrificio, il rispetto degli impegni, l'importanza dello studio per la formazione culturale e umana. La scuola italiana è, allo stato attuale delle cose, incapace di premiare la meritocrazia. E tantomeno favorisce la legalità un sistema in cui ciò che conta non è la crescita serena di un ragazzo, ma le antipatie tra colleghi insegnanti, il potere nell'istituto, il giorno di riposo più favorevole.

Ho visto insegnanti che si presentavano alla fine delle due ore di lezione con i sacchetti della spesa. Insegnanti che credevano di dare qualcosa in più leggendo il libro di testo. Insegnanti con la bocca piena di insulti e rabbia. Insegnanti più interessati a fare gossip che ad insegnare. Rari sono stati i casi, nel mio percorso scolastico, in cui ho realmente stimato un professore. Al liceo ho veramente adorato solo l'insegnante di greco e latino. Un giorno presi persino 4 meno meno in greco. Ma lei mi chiedeva ogni giorno come stavo. Lei leggeva tutto quello che mi passava nella testa. Lei si interessava a me. Un caso raro, purtroppo già arrivato alla pensione. Ci vorrebbero persone così, per creare una scuola meritocratica.

Relativamente alla tanto sbandierata meritocrazia, mi chiedo dove sia.

Un giorno di questa estate leggevo un quotidiano locale. "Agevolazioni per i neo-laureati abruzzesi". Mi sono detta: caspita, finalmente il mondo s'è accorto di noi, ci voleva il terremoto per far capire che i laureati delle università abruzzesi non sono meno degli altri, anzi, spesso hanno quella spinta in più di voler dimostrare. Poi ho letto meglio: "Convenzione di Confindustria per agevolare le assunzioni dei laureati abruzzesi di Luiss e Bocconi".

Altro che meritocrazia, è sempre il denaro a contare. Scusa, papà, non avrò un lavoro perchè per pagare gli studi anche alle mie sorelle non hai potuto pagarmi l'università privata.


Commenti

Michele Spalletta

Michele Spalletta | 29 settembre 2009 ore 10:49
Hai perfettamente ragione. Purtroppo sono ormai diventate eccezioni i casi di valorizzazione "tout court" del merito. SI sta lentamente (ma inesorabilmente) arrivando al punto in cui la cosiddetta "raccomandazione" è diventata uno strumento per trovarsi "alla pari", non più "favoriti" rispetto agli altri (che già è inaccettabile). O forse si è già arrivati a questo... in ogni cao, è molto deprimente. Ma il pesce, si sa (e non voglio fare demagogia), puzza sempre dalla parte della testa... Personalmente però ti defvo dire che raggiungere degli obiettivi per il solo merito è molto più appagante e alla lunga (ancora) paga. Certo, avere una situazione chiara come questa e poi lamentarsi della "fuga dei cervellI"... In bocca al lupo e non demordere!

Fra

Fra | 01 ottobre 2009 ore 16:44
La maggior parte del tempo penso che se m'impegno e dimostro di avere capacità, prima o poi qualcuno darà spazio anche a "quelli come me". Poi ci sono i momenti neri, come quello in cui ho scritto, in cui la realtà italiana mi appare in tutta la sua desolazione. Crepi il lupo! :)

 




Autore

Francesca Rapposelli
Email: fra_rapposelli@hotmail.it
Età: 24
Sesso: F
Regione: Abruzzo
Provincia: Chieti




praticante giornalista sorella amica zia scrittrice mente critica (and more)   'ho deciso di perdermi nel mondo, anche se sprofondo: lascio che le cose mi portino altrove'