Sei mesi
Inviato da Fra il 05 ottobre 2009Sei mesi. Del "prima" non ricordo molto. Una domenica passata al mare con il mio ragazzo. La voglia di dormire da sola, in una casa vuota. Un bagno rilassante, i capelli puliti e lisci, una spremuta d'arancia. Il "dopo" è purtroppo noto a tutti. Il mostro che inghiotte L'Aquila, il terrore, il pensiero agli amici, il tentativo di rintracciare tutti, di saperli spaventati, ma salvi.
Sono passati sei mesi. L'Aquila, oggi, sembra Kabul. Il centro è ancora chiuso, e probabilmente non avrei alcuna voglia di vederlo così ferito. Intaccherei i ricordi splendidi di quella città.
Per me, L'Aquila, è sempre stato il posto dove rifugiarmi dopo ogni sconfitta, o dove festeggiare i successi. Un posto dove risiedevano sparsi vari pezzi di cuore, dove poter passare tempo con la mia migliore amica, che da lì non si smuoveva proprio mai. Memorabili le mie sbronze aquilane, le persone conosciute nei locali del centro storico, i giovedì sera in cui sembrava di poter essere amici di tutti, in cui non si poteva aver paura di nulla, nemmeno delle scosse che da mesi tormentavano la città.
Sembrava impossibile, forse ancora oggi non ci credo. Ancora non credo di non aver più un rifugio al di là del Gran Sasso. Ancora non credo che non vivrò mai più una serata universitaria tanto folle e spensierata come quelle di cui ho potuto godere. Ancora non credo che tantissimi miei coetanei, persone che ho incrociato in qualcuna di quelle serate incredibili, non ci sono più.
Sei mesi dopo la realtà è ancora più desolante dei primi giorni. La città sembra in guerra. Militari ovunque, macerie raggruppate in ogni spazio libero, traffico in tilt e giri incredibili a causa delle strade chiuse.
Sei mesi dopo la paura di dormire senza nessuno in casa c'è ancora, e probabilmente ci accompagnerà sempre.
Sei mesi dopo, oltre al dolore, ci sono le beffe.
Ci sono le mirabolanti c.a.s.e., palazzine antisismiche di tre piani, costruite frettolosamente, senza cura dei particolari, e che, a mio parere, non sembrano neppure così sicure. Le case, oltretutto, non bastano per tutti, quindi moltissime famiglie ancora vivono negli alberghi della costa, soprattutto teramana, e, da settembre, anche in quelli montani.
La realtà, dopo sei mesi, è che sarà difficile ricostruire il tessuto sociale della città. Sarà quasi impossibile rimettere in piedi il centro storico. Probabilmente non riuscirò a rivedere L'Aquila com'era neppure quando sarò molto anziana.
E la cosa che mi fa più arrabbiare, di tutto questo, è che si poteva evitare. Ho visto moltissime case studentesche, nel centro aquilano. Spesso posti indegni della definizione di "casa", posti umidi, angusti e bui, dove si finiva per abitare perchè magari non si trovava di meglio. Del resto, si sa, gli studenti si devono accontentare, hanno bisogno di un alloggio, quindi si può anche lucrare spudoratamente.
Si poteva evitare di usare la sabbia di mare per alzare interi palazzi, si poteva controllare prima la stabilità degli edifici, si poteva fare qualcosa, qualunque cosa.
E invece non s'è fatto semplicemente nulla. E ora abbiamo 307 morti sulla coscienza, e 60 avvisi di garanzia, che molto probabilmente non porteranno risultati.
E oggi accade di nuovo. A Messina. Si sapeva, si poteva, si doveva. Un disastro annunciato, la commozione, le lacrime di coccodrillo. Questo, purtroppo, è il nostro Paese. Abbiamo il cuore grande, ma la memoria corta e una pigrizia che non ci consente di fare granchè.
Fra pochi mesi, tutti si scorderanno della frana siciliana, così come oggi molti non pensano più all'Abruzzo. Fino alla prossima, prevedibile, tragedia.
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Email: fra_rapposelli@hotmail.it
Età: 24
Sesso: F
Regione: Abruzzo
Provincia: Chieti
praticante giornalista sorella amica zia scrittrice mente critica (and more) 'ho deciso di perdermi nel mondo, anche se sprofondo: lascio che le cose mi portino altrove'