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Volterrateatro 2010: Hamlice
Inviato da kiara il 27 luglio 2010"C'è un laghetto poco lontano da qui, nelle giornate luminose calme e senza vento riflette con infinita meraviglia la natura che si affaccia sulle sue rive, un'immagine doppia, appena velata, lontana da quella reale, eppure così fedele, ma cosa accade quando si solleva il vento e nulla è più in equilibrio... lo specchio s'infrange e della serena e rassicurante immagine si perdono i contorni ed emerge una rivolta degli elementi..."
Così si è sviluppato, nelle parole del regista Armando Punzo, il lavoro con i detenuti del Carcere di Volterra. Lo spettacolo è tra i momenti più intensi del festival internazionale Volterrateatro, giunto alla 24° edizione e sempre più famoso per la sua vocazione alla sperimentazione e all'avanguardia.
In scena per la prima volta dal 26 al 29 luglio nel Carcere, e il 31 luglio al Teatro Persio Flacco di Volterra, Hamlice - Saggio sulla fine di una civiltà, apertamente ispirato al romanzo di Lewis Carrol e all'Amleto, è uno spettacolo sulla trasformazione. Punzo parte dai personaggi di Shakespeare, così classici e immutabili, e mostra come questi "spiriti pensanti" possano fuggire dai loro ruoli attraverso romanzi di altri autori.
Lo spettacolo inizia attraverso gli ambienti claustrofobici dei corridoi del carcere, le pareti tappezzate da frammenti dell'Amleto scritti a mano che circondano e catturano l'attenzione, facendo quasi perdere il senso dello spazio e dell'orientamento, mandandoti a sbattere gli uni contro gli altri. D'improvviso si aprono le porte, e ci si trova catapultati all'aperto, in una scena bianca e abbagliante dove i personaggi shakesperiani, rigorosamente in bianco e nero, continuano a trasferire quel senso di angoscia e chiusura delle celle. Arriva Alice, e di nuovo si torna dentro, ma questa volta gli abitanti del paese delle meraviglie sono ovunque, parlano, toccano e quasi ti calpestano e urtano coi loro costumi ingombranti. Il pubblico si mischia agli attori, e vaga nei corridoi e stanzette seguendo quella musica o quei colori.
E infine si torna di nuovo all'aperto, per la liberazione finale, si lanciano lettere di polistirolo in aria, e il cortile diventa pieno di suoni, colori e movimenti.
La riflessione sulla trasformazione, sullo svincolarsi dai propri ruoli è l'origine della stessa Compagnia della Fortezza: detenuti che si sono reinventati attori, che evadono dalle loro celle in romanzi e fantasia.
La Compagnia della Fortezza si vede impegnata in un altro spettacolo quest'anno, Il sogno di Faust (primo studio), tratto da Faust di Fernando Pessoa, interpretato da Jamel Soltani, ancora una volta incentrato sul tema dei mutamenti.
Per saperne di più:
www.volterrateatro.it
www.compagniadellafortezza.org

