Università e industria insieme per l'ambiente
Inviato da La ricerca non va in vacanza il 25 agosto 2010
Il progresso, ormai, non si può - e non si deve - misurare solo attraverso l'innovazione tecnologica e scientifica, ma anche da un utilizzo migliore delle risorse energetiche e da un rispetto sempre maggiore per l'ambiente. Affinché questo avvenga, però, è necessario che le industrie investano tempo e denaro nella ricerca. Se il tempo non manca di certo, il denaro negli ultimi anni è diventato un problema soprattutto per molte attività economiche medio-piccole.
Una possibile soluzione è quella trovata dalla società Tecnofilm, ovvero di collaborare con l'università di Camerino. L'università non versa certamente in condizioni migliori rispetto a quelle dell'industria, ma di questi tempi il proverbio "l'unione fa la forza" sembra più che mai pertinente. Lo staff di Ustation, con "La ricerca non va in vacanza" e La Scienza in rete, è rimasto colpito da questo progetto in cui oltre alle finalità scientifiche della ricerca, è da apprezzare la collaborazione con l'industria che dimostra ancora una volta il ruolo importante che l'università e la ricerca possono avere nel nostro paese.
La ricerca, condotta da un équipe coordinata dal professore Alberto Cresci nella sede di San Benedetto del Tronto dell'università di Camerino, lavora all'individuazione di sostanze chimiche per migliorare il processo di biodegradabilità di plastiche polimeriche. «Il problema e che i polimeri di cui ci occupiamo vengono utilizzati per guarnizioni o per le suole delle scarpe - dichiara il professor Cresci - e serve quindi che il prodotto sia molto resistente. Insomma, non è facile fare un prodotto resistente e facilmente biodegradabile».
Ascolta l'intervista al professore Cresci
Un aspetto importante, come accennato prima, è il fatto che l'input per questa ricerca venga dall'industria. Alla conferenza stampa di presentazione del progetto sono intervenute molte aziende, non solo locali, che hanno dimostrato molto interesse per le finalità dell'iniziativa. Quest'attenzione dimostra che, contro lo stereotipo che vuole le industrie prive di scrupoli, anche in Italia c'è una certa sensibilità verso l'innovazione e il problema dell'inquinamento. La strada è ancora lunga e l'Italia, in quanto a sensibilità verso l'ambiente, è lontana da altri paesi europei. Ricerche come queste, però, sono molto importanti e ancor di più se nascono in seno all'università dove si formano "gli italiani del domani".
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