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Fuga di cervelli: una grande perdita economica

Inviato da La ricerca non va in vacanza il 22 settembre 2010

locandinanottericercaLa ricerca non va in vacanza, lo speciale di Ustation dedicato alla ricerca nelle università italiane, a soli due giorni dalla Notte dei ricercatori, continua il suo viaggio con la seconda parte dell'intervista al professor Giorgio Parisi. Venerdì 24 Ustation seguirà la Lunga Notte dedicata alla ricerca e al lavoro dei ricercatori in Italia, con una maratona web a reti unificate. Si comincia alle 18 con la diretta nazionale guidata da Unis@und e ritrasmessa da altre radio universitarie. Alle 20 il testimone passa a FEMI che da Bologna proseguirà la no stop fino alle 23. Un evento che sarà ritrasmesso su oltre 200 piattaforme in rete.

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Membro dell'Accademy of Scienze negli Stati Uniti e uno dei più importati fisici in Italia e nel mondo, il professor Parisi nella prima parte dell'intervista ha spiegato in cosa consistono i suoi studi sui sistemi complessi e in particolare della loro applicazione in campi diversi dalla fisica, come l'etologia. Uno degli ultimi studi che il luminare sta conducendo riguarda ad esempio il volo di alcuni stormi di uccelli che in aria riescono a formare delle figure ben precise.

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In questa seconda parte la discussione si è spostata sulla ricerca in Italia e il professor Parisi, dall'alto della sua esperienza internazionale, è senza dubbio una voce autorevole: «Ho passato gli ultimi trentadue anni dentro l'Università. È chiaro che ci sono dei grossi problemi anche se dipende a anche dal tipo di Facoltà. Nella mia esperienza con la facoltà di Fisica posso dire che è un posto accogliente, ma quest'anno sono andati in pensione venti professori e ne sono stati assunti solo quattro».

GiorgioParisiIl ricambio è sicuramente uno dei problemi maggiori all'interno del sistema universitario italiano. «L'Italia - continua il professor Parisi - riesce ad avere complessivamente, tra scuola e università, dei diplomati e dei laureati piuttosto bravi. Il problema è che il numero di posti dentro il sistema universitario è molto scarso. Ci sono tantissimi italiani che devono andare all'estero». Che l'Italia esporti scienziati e ricercatori non sarebbe grave se anche dall'estero arrivassero nel nostro paese ricercatori francesi o tedeschi: uno scambio che farebbe bene a tutti. In Germania arrivano tanti ricercatori dalla Francia, ma allo stesso tempo altrettanti ricercatori tedeschi diventano professori in Francia.

«Molti ricercatori che hanno lavorato con me - racconta Giorgio Parisi - che si sono laureati con me o che hanno conseguito il dottorato con me, adesso lavorano all'estero. Tre di loro sono professori in Francia, tre lo sono in Spagna e uno in Inghilterra, mentre in Italia sono solo due. Vincere i concorsi all'estero non è che sia semplice, significa che si trattava di gente preparata».

Secondo il fisico, far fuggire i ricercatori all'estero è un vero spreco: «Per formare un dottorato, tra scuole e università il sistema pubblico ha speso tanti soldi, tra professori e strutture il cui lo studente si è formato. Il fatto che vada all'estero a portare le conoscenze acquisite è una grande perdita economica per l'Italia. Negli Stati Uniti per superare la crisi economica sono stati investiti 50 miliardi di euro in più nella ricerca, mentre l'Italia ha tagliato di un miliardo di euro i fondi destinati all'università».

Ascolta l'intervista al prof. Giorgio Parisi


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