Riflessioni con pandoro affogato
Inviato da Tiziana Cavallo il 06 gennaio 2010
Questa mattina in un programma su una radio nazionale una ragazza torinese e'i ntervenuta telefonicamente per salutare "tutti coloro che come me passano la Befana studiando per preparare qualche esame". Detta cosi' sarebbe sembrato un banalissimo saluto ma andando oltre si nascondeva l'aspetto sociologicamente piu' interessante e che mi ha fatto fermare a pensare in questo giorno di inutili e sonnolenti auguri.
"Sto preparando l'esame di storia della filosofia" e' stata la seconda affermazione che ha aggiunto banalita' al mio ascolto mattutino davanti a una tazza fumante di caffelatte e una fettona succulenta di pandoro - di quelle che hanno lo zucchero a velo un po' rattrappito e quasi melassato -. Il bello e' arrivato alla fine quando la speaker particolarmente incuriosita ma soprattutto preoccupata di aver clamorosamente toppato la scelta dell'ascoltatore da fare intervenire in diretta ha chiesto se fosse un esame difficile. Nella risposta il vero spunto per la mia riflessione quotidiana.
"No non e' difficile, questa e' la mia seconda laurea e quindi so come studiare" e se una seconda laurea puo' in fin dei conti non sembrare una particolare eccezione diciamo che il proseguio della frase ha lasciato che la mia fetta di dolce natalizio rimanesse quel tanto di piu' per scialaquarsi nelle mie mani e affogarsi completamente nella tazzona traboccante. "Sono al corso di laurea in psicologia ma la prima laurea e' stata in ingegneria e siccome in questi tempi di crisi mi hanno lasciata a casa dal primo lavoro ho pensato di impiegare il tempo riprendendo una originaria passione".
Questa frase finale contiene a mio parere due elementi interessanti: laureata in ingegneria e' vittima della crisi e viene licenziata e non trova altro lavoro e' il primo, decide di riprendere a studiare in attesa di tempi migliori e' il secondo. E se il secondo lascia sedimentare in me la riflessione un po' cattiva "beata lei che puo' permettersi di non lavorare e riprendere a studiare" subito tali parole nella mia mente scivolano via per lasciare spazio ad altre come "in effetti studiare e' un buon modo per occupare e ottimizzare il tempo in attesa di tempi migliori e chi mi dice che la ragazza in questione non abbia messo da parte abbastanza o non lavori in un call center la sera mentre di giorno studia oppure non abbia dei genitori che sostengano la sua scelta?"
E cosa succederebbe se tutti i giovani laureati di primo pelo - ovvero per intenderci quelli con una prima laurea - rimasti senza lavoro si rimettessero a studiare per prendere una seconda laurea?
Tra le possibili risposte: le universita' italiane sarebbero contente di avere un nuovo target che alimenta le loro tristemente vuote tasche, c'e' chi produce meno e contribuisce meno alla produttivita' nostrana, i giovani avrebbero ancora una scusa per rimanere dentro casa di mamma e papa'.
Ma una soprattutto mi assilla: questo Paese sarebbe meno gretto e ignorante e avrebbe professionisti piu' brillanti? E avere piu' lauree rende una persona piu' professionalmente appetibile?
Di sicuro la risposta e' NO ma mi piace pensare che la renda meno sterile e piu' - come dire - interessante e interessata a fare in modo che il proprio cervello non vada in pappa davanti alla tv o a piangersi addosso perche' c'e' la crisi e non c'e' lavoro. C'e' ancora chi e' in grado di dare spazio al coraggio delle proprie passioni in attesa, per cosi dire, di tempi migliori. Ce ne fossero....
Quindi, cara ingegnere futura psicologa, grazie per il tuo intervento. Anche perche' ho scoperto che il pandoro completamente affogato nel caffelatte e' una squisitezza.

