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dicono dei Microlux!!!
Inviato da MICROLUX il 15 luglio 2009il MUCCHIO:
Sound design, ambient-song, musica da film. Sono alcune delle categorie a cui si può pensare ascoltando il primo album dei Microlux, band di pop elettronico di stanza in Campania. La cantante e compositrice Linda Edelhoff vinse un vecchio “Arezzo Wave” e fu finalista a un Recanati; il bassista Fabio Colasanti proviene dall’arte visuale, mentre il chitarrista Peppe Biondi si è dedicato alla musicoterapia. Il trio italo-tedesco è espressione di un minimalismo electro di stampo nordeuropeo, grondante glitch, un po’ trasognante, che giunge al suo debutto discografico dopo anni di attività. Mi esprimo in minimale”, dice in un brano la Edelhoff, che canta in italiano, tedesco e inglese. “Weiße” (in tedesco significa bianco, pronuncia “vàisse”) è un disco dai toni chiari, che a tratti confina con una new-age dai toni aperti, costruito su cellule iterative, su micro-fraseggi chitarristici e sul canto multilingue della Edelhoff. Colasanti è anche il responsabile della programmazione dei suoni, che è infine la cifra più cospicua dell’album. Biondi ha un passato wave, e dalla somma di queste specificità si coglie anche il motivo di un possibile accostamento ai Cocteau Twins, specie quelli della fase finale di carriera. Menzione speciale per “Die Rosen sind gesprossen” (‘le rose sono germogliate’) e “B. Yoshimoto”, che indica uno dei possibili punti cardinali nell’estetica del gruppo, mentre “Sono cattiva”, dalla melodia accattivante e circolare, è graziosamente addobbata dai suoni del glockenspiel.
Gianluca Veltri
DREXKODE:
Microlux sono Linda Edelhoff, Fabio Colasanti e Peppe Biondi, artefici di un electro-pop di ispirazione di partenza nord-europea, nel quale a tratti ricorre la tipologia elettronica cara a Morr Music, fino al glitch-pop più lineare, ma con melodie di ampio respiro e soprattutto una calda modalità espressiva. Tutto questo per dire che l'electro-pop dei Microlux non è semplicissimo ma si basa sulla versatilità di Colasanti e Biondi rispettivamente all'elettronica e alla chitarra, come si può notare nella nervosa ed elettrizzata "B.Yoshimoto". La chitarra nel suo accompagnamento contribuisce a rendere trasognate le calde linee vocali della Edelhoff, che canta in tedesco, inglese e italiano, e non capita di sentirlo tutti i giorni. I pezzi tendono ad un'interessante diversificazione, sia nelle ritmiche che nella forma-canzone: i beats pronunciati e decisi di "Revolution" fanno da contraltare a momenti da songwriting micro-elettronico di "Anorexia", "Sono cattiva" o dell'ottimo finale di "Europe", fino all'ariosità melodica di "Weisse". A volte è lo stesso background eighties dei componenti a far sì che ci siano influssi eterei e synth-pop, o nel caso della chitarra, tipicamente wave. Nella bontà generale della release spicca "If", che sembra uscita da un incontro tra Laurie Anderson e i Sonnenbrandt virati a micro-beats, però con un piglio post-punk prima maniera. Weisse è un disco che ha la capacità di emozionare con riflessiva sincerità, è un diario che giace aperto su un muretto di un variopinto tardo pomeriggio d'estate. Piacevolissimo.
ONDALTERNATIVA:
Elettronica terapeutica, a metà strada tra il trip-hop e la minimal. Quello che è certo è che difficilmente si riscontra italianità nel sound dei Microlux, una band campana che sembra proveniere dai freddi fiordi norvegesi o peggio ancora dalle fredde e desolate lande islandesi. Dico questo perchè la loro musica è fredda e distaccata al punto giusto, asettica e pungente quanto basta per far breccia nei cuori degli amanti del genere.
C'è tutto, porgramming intelligente, chitarre non invadenti e una voce precisa e delicata che ben si sposa con le trame sonore della band. Ho apprezzato gli innesti glitch, ma in generale mi ha colpito il songwriting della band, che nonostante non sia di rapido impatto riesce a colpire l'ascoltatore e farsi apprezzare.
Necessitano di diversi ascolti prima di essere compresi, questo sì, ma non credo che questo fattore rappresenti un limite per la musica dei Microlux, anzi! Una bella realtà elettronica partorita dall'Italia dunque, una band che speriamo riesca a catalizzare le attenzioni su un movimento musicale che in Italia sembra stentare a decollare...
ROCKAMBULA:
Il disco "Weisse" dei Microlux ha bisogno di un attento ascolto prima di essere capito a dovere. La concentrazione deve rimanere altissima, non sempre riesco a garantire tanta attenzione. "Weisse" è un lavoro esageratamente elettronico, la voce sperimentale di Linda Edelhoff riesce a portarmi in luoghi di pace, una soddisfazione mentale difficile da raggiungere. Elettro pop che guarda verso il nord Europa, niente di questa musica è riconducibile a quella prodotta in Italia. Un bene? Di certo curata al dettaglio senza lasciare niente al caso. La colonna sonora di un sogno, è la surreale storia di Jasmine che diventa realtà. Un progetto dalle larghe vedute, superate le difficoltà iniziali il mio ascolto diventa piacevole, del tutto naturale. Vediamo come questo sogno si evolverà adesso che involontariamente ci sono entrato anch'io.
Riccardo Merolli
DREAM MAGAZINE:
Abbiamo conosciuto i Microlux circa un anno fa. Durante la partecipazione allo StereoLab 2008 la band elettronica è riuscita letteralmente a stregare le nostre orecchie grazie ad una suadente voce, tante melodie accattivanti, e delle basi perfettamente congegnate. Non abbiamo mai smesso di seguire l’evoluzione di questi tre ragazzi salernitani: ci siamo costantemente aggiornati sul loro MySpace, sempre in attesa di canzoni nuove da ascoltare ed adorare.
Otto mesi dopo quel simpatico incontro esce il loro primo EP. Confessarci impazienti di volerlo ascoltare è decisamente poco. Scartocciamo velocemente la confezione di “Weiße” e lo ficchiamo subito nello stereo, pronti per essere invasi da quelle particolari atmosfere che solo i Microlux sanno creare dalle nostre parti. Già, perché questa è musica forestiera: non ha nulla di italiano, se non la nazionalità. Provate ad immaginare un disco ricco di citazioni minimal techno nordeuropee, sintetizzatori, testi che spaziano tra italiano, inglese e tedesco, ed aggiungete al tutto chitarre rock. Vi suona strano? Ma no. Per Linda, Fabio e Peppe nulla lo è se si tratta di musica, sperimentazione, passione. Arte, per farla breve.
“Weiße” è un album che per gli amanti del genere convince fin da subito. Otto tracce d’impatto che colpiscono l’ascoltatore e non lo lasciano mai sazio: lo rendono affamato, goloso, quasi dipendente di un sound assolutamente fresco per il contesto in cui si trova.
I fan avranno sicuramente riconosciuto canzoni proposte più volte ai loro concerti come “If”, “Sono Cattiva” o “Anorexia”, ma le sorprese non mancano: la maggior parte delle tracce di questo EP è completamente rielaborata rispetto alle demo presentate dal vivo, e non si può di certo non menzionare la presenza di canzoni del tutto inedite. Trattasi della rilassante “Europe” e di “Die Rosen Sind Gesprossen”, vera perla del disco che si chiude con una sezione strumentale assolutamente da urlo.
Insomma, se siete a caccia di qualcosa made in Campania che non sia il solito disco neomelodico o pop-rock, vi conviene seguire il nostro consiglio e tuffarvi nel fantastico mondo dei Microlux, un posto in cui l’elettronica è la parola d’ordine e l’ascolto piacevole è assicurato. Siamo sicuri che non ve ne pentirete.
Vincenzo Pernice
Commenti
Autore
Elettronica minimale con innesti glitch-pop di chiaro stampo noreuropeo e chitarre indie/rock, questa la matrice sonora dei Microlux. I Microlux si formano nel 2004 dall'incontro di Linda Edelhoff e Fabio Colasante. A produzione già avviata al duo elettronico si aggiunge il chitarrista Peppe Biondi.Con questa formazione i Microlux producono il loro primo lavoro discografico " Weisse" (microlux/macrostudio/essedesign 2009) che raccoglie ottimi consensi di critica specializzata (Il Mucchio; Ondalternativa; Rockambula; Drexkode; Alonemusic; Novamuzique; FreakOut ed altri) e di pubblico. I Microlux hanno inoltre supportato i live de' Il Teatro degli Orrori, Disco Drive, Marco Parente, Afterhours, Populous e collaborato alla realizzazione del documentario Berlin 20 Yeras Later del regista Simone Di Somma per la colonna sonora. In collaborazione con Populous (Morr Music) vincono il premio "La musica elettronica italiana nel 2061", promosso dal Festival Club To Club in collaborazione con il Comitato Italia 150, organizzatore dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia con la traccia "Anorexia Girl".


