Uochi Toki: «Storie false e noiose verità»
Inviato da Riccardo Marra il 10 novembre 2009
Il rumore degli Uochi Toki è quello di un bombardamento elettronico. Una sorta di collasso apocalittico, nucleare, una pioggia acida di parole, pesanti come pietre. Rap? Non propriamente o comunque non solamente. Piuttosto mix di campionamenti e rimuginamenti in scioglilingua acri come polvere da sparo. Gli Uochi, Rico (Riccardo Gamondi) e Napo (Matteo Palma), hanno pubblicato a febbraio il disco Libro Audio: cascata radioattiva di frasi e palpitazioni, tra verità e fiction, memoria e presente.
Libro Audio: la vostra voglia matta di dire tutta la verità?
Napo: «Al posto dell'abusato termine "verità" noi usiamo il più ampio "visione"; potrete avere un assaggio della nostra visione solo dopo aver ascoltato tutti i dischi che abbiamo fatto e che faremo. E in tutto questo non voglio assolutamente porre la questione "nostra visione" sotto l'etichetta gusti e punti di vista. "Libro Audio" propone una visione sia oggettiva che soggettiva del mondo in cui viviamo e in cui vivete. E' un disco pretenzioso e notiamo che suscita reazioni varie e molto spesso discordanti tra di loro. Non è fatto per chi cerca soluzioni semplici e immediate a problemi ad alto grado di complessità. Anzi, lo è. Se ci rivolgessimo a persone che sono più o meno già d'accordo con noi, non potremmo sviluppare la condi-visione»
Rico: «fosse stato solo "libro" non avrei potuto fare nulla... forse l'impaginazione? Fosse stato solo "audio" Napo non avrebbe fatto nulla...dei versacci? In poche parole rappresenta bene il punto di equilibrio fra noi due»
E' un concept?
Napo: «io identifico la parola concept con "molteplicità di linee guida", in questo senso il nostro disco è un concept ed è nato dall'esigenza di affrontare una marea di questioni nello spazio di un'oretta. In genere un nostro disco è una collezione delle cose più eclatanti che abbiamo visto negli ultimi due anni. Questo è venuto fuori perché volevamo stare meno sull'orazione e più sulla narrativa. La nostra passione per raccontare cose irreali è superiore alla nostra passione per le accuse».
Rico: «decisamente meglio una bella storia falsa che una noiosa verità».
Primo disco con La Tempesta Records. Impressioni?
Napo: «il punto di forza della Tempesta è che non è un'etichetta. E' un gruppo di persone che si lascia incuriosire da alcuni gruppi, li conoscono, ci parlano e poi convengono con loro che è proprio il caso di fare uscire un disco».
Rico: «Clientelismo, raccomandazioni, persone "caldamente consigliate", corruzione, truffa ai danni dello stato, truffa ai danni degli ascoltatori, creazione di falsi miti, abuso della credulità popolare; tutto questo è la Tempesta Dischi».
Scrivete: "I campioni rumorosi delle tracce sono stati generati dalle macchine analogiche costruite da noi stessi". E' una rivendicazione per certo modo artigianale di fare musica?
Napo: «non è una rivendicazione, è solo un'indicazione. Se fossimo orgogliosi delle nostre scelte tecniche, l'orgoglio stesso ci impedirebbe di utilizzare tutti i mezzi necessari per creare sonorità (e anche testi). Non prediligiamo l'analogico al digitale, ne' il contrario. Per noi sono semplicemente due metodi di approccio al suono che decidiamo di utilizzare, separatamente o mischiati, a seconda delle esigenze. Robocop diceva sempre che "Tra te e il risultato che vuoi ottenere ci sono una macchina e un uomo che la sa utilizzare"».
Rico: «quella scritta era fatta con un pennello! Non è una rivendicazione orgogliosa ma semplicemente riconoscere ad ogni collaboratore il suo merito. Il Fele (meccanico del suono) salda e smanetta con trattori, motozappe ed apparecchi elettrici...la specificazione era per togliere ogni dubbio dal fatto che io sappia fare quello che invece sa fare un'altra persona!»
Ne "I Mangiatori Di Patate" parlate di crisi. Chi ve l'ha fatto fare a diventare musicisti?
Rico: «perché lavorare grazie alla conoscenza dell'economia quando si può non lavorare grazie alla conoscenza dell'economia? Questo non vuol dire che non lavoriamo, semplicemente non consideriamo "lavoro" il tempo dedicato alle varie occupazioni che abbiamo». Napo: «non ho mai svolto un lavoro in cui avessi la certezza di venire/rimanere assunto. L'assunzione per me è un lusso e in generale da quando sono nato non ho mai maneggiato molto denaro. Tuttavia con i pochi soldi di cui disponevo non mi è mai mancato niente e continua ad essere così. Per me non esiste la crisi e vivo con un terzo dei soldi di quelle persone che sostengono che esista, con la conoscenza che sapremmo sopravvivere ad una carestia. Siamo pronti a bollire la terra e mangiarla come facevano i cinesi. In quest'ottica noi non viviamo di musica, ma di risparmio».
Ne "Il Nonno e il Bisnonno" c'è invece la voglia di non dimenticare il passato...
Napo: «il tempo è circolare. Andando avanti incontreremo prima il futuro, poi il passato e infine il presente. Non dimenticarsi in quale momento è avvenuto un certo fatto sarà basilare per avere un sistema di riferimento incrociato tra il lineare e il circolare».
Rico: «io credevo fosse una storia di fantasia. Davvero sono esistite situazioni così estreme come la guerra mondiale? Una guerra dove tutti partecipano? dai! impossibile!»
Una domanda sul rap. Mi pare che sia solo un colore della vostra tavolozza. Non vi identifica completamente...
Napo: «i discorsi sui generi servono solo per interessare le persone che necessitano "somiglianze" per interessarsi a un disco/gruppo/libro/quadro ecc. Il nostro obiettivo è fornire una alternativa, ovvero cominciare ad interessarsi grazie alle differenze. Mettiamola così: gli Uochi Toki fanno rap a tutti gli effetti fino al momento in cui qualcuno, nella discussione, non tira fuori il Rispetto e tutti i fantasmi ad esso correlati. Ecco l'unica cosa che noi non abbiamo rispetto ai rapper è il Rispetto».
Rico: «Napo è un coglione e un sucker, questo è il motivo per cui non facciamo Rap. Napo rappa sulle mie basi fatte con campionatori e software, questo è il motivo per cui facciamo Rap».
Lo scorso ottobre la FNSI ha radunato a Roma centinaia di persone. Che paese è quello che ha ancora bisogno di lottare per una stampa libera?
Napo: «che persone, e non "paese", sono quelle che credono che una volta ottenuti i diritti umani di parola e di stampa essi si manterranno da soli, senza che sia necessario riconquistarli ogni volta?»
Rico: «tutti i paesi che credono nell'educazione della popolazione e non nell'educazione individuale».



