I diritti umani negati dall'amica Libia

Inviato da simonarocchi il 30 agosto 2010

Gheddafi è in Italia e le autorità rendono omaggio al grande leader con feste, belle donne, affari e soldi.
Si festeggia l'anniversario del Patto d'Amicizia, ricco di tanti impegni eccetto quello dei diritti umani.


La Libia non è la bella terra che il leader libico ci lascia immaginare, dove dominano le valorose amazzoni, cavalli e cavalieri.


E' la terra dove la libertà è limitata, i diritti umani calpestati e le Convenzioni internazionali in tema di diritti non vengono osservate.


In occasione della visita in Italia del leader libico Gheddafi, la Sezione Italiana di Amnesty International ha scritto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché venga affrontato tra i vari argomenti in agenda anche quello dei diritti umani. Il dialogo tra i due paesi, culminato nell'accordo di Amicizia, ha riguardato tra il contrasto dell'immigrazione irregolare attraverso attività congiunte di pattugliamento del mar Mediterraneo e il trasferimento di fondi e di mezzi da parte dell'Italia, tralasciando la situazione dei diritti umani in Libia.


Amnesty International ha diffuso a giugno del 2010 un rapporto nel quale denuncia una situazione dei diritti umani pessima.
In Libia avvengono ogni giorno migliaia di violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura, la fustigazione delle donne e la pena di morte.


Secondo quanto emerso dalle ricerche di Amnesty International, molti detenuti hanno firmato "confessioni" in seguito a tortura e ad altri maltrattamenti compiuti da forze di polizia, utilizzate poi nei processi che li riguardano.
I metodi più utilizzati sono le bastonate, tra cui quelle sulle piante dei piedi (falaqa), le scariche elettriche e la sospensione per le braccia.


In Libia, sono inoltre previste punizioni corporali, inclusa la fustigazione, per persone condannate a causa di relazioni sessuali al di fuori di un matrimonio legale, in base alla legge n. 70 del 1973 che prevede fino a 100 frustate.
Il codice penale contempla anche sino a sette anni di carcere per relazioni sessuali extraconiugali.


Anche la pena di morte è prevista in Libia per un ampio numero di reati.
Il monito di Amnesty International è forte: "come membro della comunità internazionale, la Libia ha la responsabilità di rispettare gli obblighi in materia di diritti umani e occuparsi delle violazioni senza nasconderle".


Anche la situazione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia non è rosea.


La Libia è un paese che non parte della Convenzione sui rifugiati del 1951, non ha una procedura di asilo e non riconosce ufficialmente la presenza dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).


Nonostante le politiche di immigrazione e asilo siano da tempo al centro del dialogo tra Italia e Libia, siano sfociate nell'accordo di Amicizia firmato dal presidente del Consiglio Berlusconi e dal leader libico Gheddafi a Tripoli il 30 agosto 2008, questo trattato non dedica spazio alla tutela concreta dei diritti umani nonostante sia nato per costruire le premesse politiche della cooperazione in materia di immigrazione.

Simona Rocchi


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simona rocchi
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