No impronta, no party
Inviato da Step1 il 11 marzo 2010di Ramona Tafuri e Francesco Currò | 11/03/2010
Per l'accesso alle mense universitarie di Catania serviranno presto le impronte digitali. La protesta parte dalla Cittadella e gira su facebook: «Violata la privacy». Ma l'Ersu si difende: «Provvedimento necessario. E non siamo i primi ad adottarlo»

Nome, cognome, matricola e foto non basteranno più per accedere alle mense universitarie di Catania. L'Ersu (ente regionale per il Diritto allo studio universitario), per contrastare lo scambio e il prestito dei vecchi tesserini per accedere al servizio, ha deciso di crearne uno nuovo, apponendo un ulteriore elemento identificativo: le impronte digitali. La novità doveva entrare in vigore lo scorso 5 marzo, ma il provvedimento è slittato di qualche settimana, come confermano gli addetti dello sportello tesserini-mense. «Non c’è ancora una data prestabilita, ma probabilmente entro il mese di marzo saranno memorizzate su tutti i tesserini anche le impronte digitali degli studenti. Già da qualche giorno ci stiamo dando da fare per creare le nuove tessere in maniera conforme a questa disposizione. Si tratta sicuramente di un metodo rigido, ma si devono pur bloccare gli studenti che si presentano con una decina di tesserini ciascuno e trasformano la mensa in vero e proprio supermercato». Dello stesso avviso anche il Direttore dell'ente, Nunzio Rapisarda: «La nostra è una decisione necessaria. Purtroppo si sta perpetrando un grosso imbroglio che coinvolge sia gli studenti che i ristoratori».
La notizia non ha lasciato certo indifferenti gli abituali frequentatori della mensa, che vedono l’iniziativa come un’esplicita violazione della loro privacy. L’allarme è partito dalla Cittadella, precisamente da uno studente di Ingegneria, Loris Fichera. «Ho avuto l'indiscrezione da parte di un dipendente della mensa. Sono caduto dalle nuvole e ho subito verificato da me la veridicità della notizia. Pensavo di trovare ulteriori chiarimenti sulla bacheca della mensa o in un avviso sul sito dell’Ersu, ma non ho trovato informazioni a riguardo». È subito partito un volantinaggio ed è nato un gruppo su facebook, per denunciare un provvedimento ritenuto eccessivo e invadente. Anche perché, dice ancora Fichera, «basterebbe controllare meglio le foto e premere maggiormente sui dipendenti della cassa, che sono pagati per controllare l’identità di chi accede ogni giorno alla mensa».
Gli interventi di protesta su facebook al momento non sono numerosi. Ma sono molto decisi. Come quello di Giorgio Cafiso, che scrive: «È una cosa sbagliata, protestate tutti, protestiamo tutti, stanno tirando troppo la corda. Inoltre l'impronta digitale è una cosa che è parte di noi. Nei sistemi avanzati di sicurezza o nello stesso futuro potrebbe diventare un lasciapassare come oggi lo sono le chiavi di casa o dell'auto. Elargire così facilmente questo elemento senza essere sicuri di chi lo gestisce è un male». Mentre un altro studente, Sergio Riggi, osserva: «È una palese violazione alla legge sulla privacy, poiché non abbiamo firmato un'informativa sul trattamento dei dati sensibili, non sappiamo con che modalità verranno conservate». Gli studenti accetteranno passivamente? Massimo Trubia, rappresentante della commissione della casa dello studente alla Cittadella, è convinto di no: «Tutto si sta svolgendo nella mancanza assoluta di chiarezza. È scandaloso quello che si sta verificando, ho intenzione di coinvolgere i rappresentanti degli studenti all’Ersu, per scrivere un documento ufficiale da far recapitare al garante della privacy. Ma quello che accadrà è ancora tutto da vedere».
Le polemiche, insomma, potrebbero continuare. Anche se Rapisarda ribadisce: «L'indirizzo è quello che stanno seguendo tutti gli altri enti, come Palermo ad esempio. Ci stiamo solo uniformando alla tendenza nazionale».
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